Barometro della transizione 2026

Risultati principali, marzo/aprile 2026

Indagine presso i giovani e le aziende su incarico della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI

Obiettivi e metodologia dello studio

L’obiettivo del barometro della transizione è rilevare le scelte formative compiute dai giovani al termine della scuola dell’obbligo e valutare la situazione relativa al mercato svizzero dei posti di tirocinio.

A tal fine ogni anno viene svolto un sondaggio online in tre lingue articolato in due fasi (marzo/aprile e agosto) tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni (eccezione Ticino: 14-16 anni) e aziende con almeno due dipendenti (link: archivio Barometro della transizione (archivio barometro della transizione).

 

I grafici che seguono riassumono i risultati principali della prima fase di rilevamento, condotta nel 2026. Per i dettagli sulla metodologia rimandiamo alla scheda tecnica.

I valori assoluti indicati nello studio sono frutto di stime. Sulla base dei risultati dei campioni, si sono cioè stimati i valori corrispondenti alla popolazione statistica.

L’essenziale in breve

Il 57 per cento dei giovani alla transizione I ha già una soluzione definitiva.

Tra marzo e aprile 2026, 98’097 giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni (Ticino: 14-16) erano in procinto di compiere la propria scelta formativa. Una volta terminata la scuola dell’obbligo, la maggior parte di loro intende iscriversi a una formazione professionale di base. Le scuole di maturità e le scuole specializzate sono al secondo posto tra gli indirizzi maggiormente scelti. Un quarto dei giovani prende in considerazione un anno intermedio o una formazione transitoria.

Il 62 per cento dei giovani interessati a un posto di tirocinio ha già sottoscritto un contratto (28’630). Questo valore si mantiene estremamente stabile, se si escludono gli anni della pandemia (2025: 63%, 2024: 61%, 2023: 62%, 2022: 56%, 2021: 52%, 2020: 56%, 2019: 61%). Un ulteriore 11 per cento (5’172) dei giovani ha già ricevuto una conferma verbale per un posto di tirocinio. È importante evidenziare che queste cifre rappresentano solamente una parte della domanda di posti di tirocinio, ovvero quella di giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni (Ticino: 14-16 anni) che hanno concluso la scuola dell’obbligo.

22’299 giovani alla transizione I hanno superato gli esami di ammissione a scuole di maturità e scuole specializzate o a formazioni professionali di base di tipo scolastico oppure hanno accettato altre offerte (anno intermedio, formazione transitoria).

Complessivamente, quindi, il 57 per cento dei giovani intervistati (56’101) ha già trovato una soluzione per il periodo successivo alle vacanze estive. Questo valore è inferiore a quello degli anni precedenti (2025: 60%, 2024: 64%, 2023: 63%, 2022: 51%, 2021: 51%, 2020: 51%, 2019: 57%).

Il 68 per cento dei posti di tirocinio offerti è già occupato.

Nel complesso, il 53 per cento delle aziende che hanno partecipato al sondaggio offre posti di tirocinio. Dal 2023 è possibile determinare la percentuale di aziende formatrici nel campione lordo del presente rilevamento, il che consente di raggiungere meglio queste ultime. Ciò spiega il valore costantemente elevato degli ultimi tre anni (2026: 53%; 2025: 57%, 2024: 57%, 2023: 56%). Negli anni precedenti al 2023, la quota di aziende formatrici nel campione era di circa un quarto.

Il numero complessivo di posti di tirocinio offerti nel 2026 è stimato in circa 74’086 unità. Il 91 per cento (67’083) è costituito da formazioni professionali di base che portano al conseguimento di un attestato federale di capacità (AFC), mentre l’8 per cento (6’327) è costituito da formazioni professionali di base con un certificato federale di formazione pratica (CFP). Per la quota residua (1%) i dati non hanno consentito un’attribuzione univoca.

La maggior parte delle aziende che formano apprendisti offre lo stesso numero di posti di tirocinio rispetto all’anno precedente (72%), mentre il 10 per cento offre più posti rispetto al 2025 e un altro 10 cento afferma di aver ridotto l’offerta. Questi valori si sono mantenuti perlopiù stabili.

Tra marzo e aprile 2026, il 68 per cento dei posti di tirocinio (50’742) era già stato assegnato. Ad eccezione del leggero calo registrato negli anni 2021-2023, questo valore è stabile.

In evidenza: formazione professionale di base tra un elevato grado di accettazione e aspettative chiare

La formazione professionale di base è e rimane la scelta più frequente per i giovani al termine della scuola dell’obbligo. Per questo motivo, introduciamo il tema concentrandoci su questo percorso formativo.

Sia tra i giovani sia tra le aziende formatrici, la formazione professionale di base gode in generale di un forte radicamento.

I risultati del Barometro della transizione 2026 mostrano che i giovani, al termine della scuola dell’obbligo, attribuiscono prevalentemente caratteristiche positive alla formazione professionale di base. Allo stesso tempo, le valutazioni delle aziende evidenziano che l’ingresso riuscito in un tirocinio non dipende unicamente dall’interesse per la professione, ma è strettamente legato anche alle competenze trasversali, al modo di presentarsi e alla motivazione.

Giovani

Tra i giovani che si trovano di fronte alla scelta del percorso formativo, l’immagine della formazione professionale di base è prevalentemente positiva. Particolarmente elevato è il consenso all’affermazione secondo cui le persone in formazione sono in grado di risolvere problemi pratici (il 69% si dichiara abbastanza o completamente d’accordo). Il 68 per cento considera inoltre la formazione professionale di base in un’azienda come una formazione con prospettive per il futuro. La stessa percentuale ritiene che la formazione professionale di base combini l’istruzione scolastica con il lavoro pratico, consentendo così una formazione più completa.

Questi risultati evidenziano che molti giovani non percepiscono la formazione professionale di base come una seconda scelta, bensì come un percorso formativo autonomo, orientato alla pratica e con un’utilità concreta. Anche l’affermazione secondo cui con una formazione professionale di base in un’azienda si apprende una professione «reale» ottiene una chiara maggioranza, con il 62 per cento di consensi.

 

Allo stesso tempo emergono alcune ambivalenze. Il 65 per cento dei giovani concorda infatti con l’affermazione che sia necessario scegliere una professione molto presto e che questa decisione possa risultare limitante in futuro. Questo punto rimanda a una sfida centrale dell’orientamento professionale: l’attrattiva della formazione professionale di base non dipende soltanto dai benefici che promette, ma anche dal fatto che i giovani percepiscano sufficiente orientamento, sicurezza e permeabilità del sistema.

Decisamente meno marcato è il consenso nei confronti di affermazioni negative. Solo il 23 per cento ritiene che le opportunità di crescita dopo una formazione in azienda siano limitate, mentre la maggioranza non condivide questa opinione (il 53% si dichiara non molto o per niente d’accordo). Anche l’affermazione secondo cui la formazione professionale di base gode di una reputazione inferiore rispetto a quella liceale è condivisa solo dal 36 per cento. Tuttavia, in entrambe le affermazioni la percentuale di «non so/nessuna risposta» è relativamente alta. Ciò indica che una parte dei giovani non è ancora in grado di valutare chiaramente le prospettive a lungo termine e lo status sociale della formazione professionale di base.

Aziende

Per le aziende che offrono almeno una formazione professionale di base, all’inizio di una formazione professionale di base si privilegiano soprattutto le competenze personali e sociali di base. Tra le competenze personali attese dagli apprendisti, la motivazione (74%) e l’attitudine all’apprendimento (62%) sono di gran lunga le più citate. Seguono con un netto distacco l’autonomia con il 30 per cento e la curiosità con il 28 per cento.

 

Per le aziende, all’inizio della formazione professionale di base, è quindi meno decisivo che i giovani abbiano già forti capacità organizzative o di analisi. Al centro vi sono invece atteggiamento, disponibilità e impegno.

Il quadro è altrettanto chiaro per quanto riguarda le competenze sociali. Dal punto di vista delle aziende, all’inizio del tirocinio la cosa più importante è avere un comportamento professionale e buone maniere. Il 76 per cento considera questo aspetto come una delle competenze sociali fondamentali.

Seguono disponibilità ad aiutare e spirito di squadra con il 52 per cento, capacità di collaborare con gli altri per individuare soluzioni comuni con il 49 per cento e capacità di formulare e accettare critiche e feedback con il 46 per cento.

La scelta degli apprendisti si basa fortemente sulla documentazione scolastica. L’aspetto più importante è la valutazione delle competenze personali e sociali sul certificato (73% abbastanza/molto importante). Anche il livello riportato sul certificato (72%) e le note numeriche (70%) svolgono un ruolo fondamentale.

Gli accertamenti e i test di idoneità hanno invece un’importanza minore. I test interni di idoneità per il settore di riferimento sono ancora considerati importanti dal 50 per cento. Strumenti esterni come Multicheck, Stellwerk, Basic Check o Check Test o Check-dein-Wissen sono molto meno spesso considerati importanti.

Le esigenze delle aziende sono quindi fortemente orientate all’integrazione sociale nell’azienda. Le aziende di tirocinio non si aspettano dai giovani competenze professionali già pronte, ma presupposti fondamentali per il processo di apprendimento e di lavoro comune: affidabilità, comportamento rispettoso, spirito di squadra e capacità di formulare e accettare critiche e feedback.

Allo stesso tempo, le aziende chiariscono che sussistono ancora carenze, soprattutto per quanto riguarda le competenze personali fondamentali. Tra gli apprendisti lamentano più spesso la mancanza di autonomia (37%) e di capacità di organizzarsi autonomamente e di stabilire le priorità (35%).

Anche la capacità di concentrazione (28%) e la motivazione (27%) vengono citate relativamente spesso come competenze mancanti.

In questo modo l’attenzione si sposta dalle mere aspettative nei confronti degli apprendisti alla questione di dove sussista un particolare bisogno di sostegno all’inizio del tirocinio. Mentre le classiche competenze sociali, come le buone maniere, la disponibilità ad aiutare o lo spirito di squadra vengono raramente citate come mancanti, le aziende vedono una necessità di sviluppo soprattutto nel lavoro autonomo, strutturato e focalizzato.

Le aziende individuano diversi punti di intervento per migliorare il passaggio dalla scuola secondaria, rispettivamente dalla scuola dell’obbligo, alla formazione professionale.

Il sostegno maggiore va ai moduli scolastici integrati per prepararsi alla scuola professionale o alla pratica professionale (68%: abbastanza/molto utili). Quasi altrettanto elevato è il consenso a un maggior numero di materie opzionali e di indirizzo per prepararsi alla scuola professionale o alla pratica professionale, con il 67 per cento. Ciò dimostra che le aziende attribuiscono alla scuola un ruolo importante nella preparazione al tirocinio.

Il livello secondario I non dovrebbe quindi limitarsi a trasmettere conoscenze di base generali, ma offrire ai giovani anche opportunità più mirate di orientamento e preparazione rispetto alle esigenze professionali.

Parallelamente vengono giudicate utili anche le misure aziendali. Il 58 per cento delle aziende ritiene che un programma di inserimento in azienda, ad esempio in singoli giorni o durante alcune settimane, sia molto o abbastanza utile. Un lavoro a tempo parziale in azienda prima dell’inizio del tirocinio è considerato utile dal 53 per cento. Queste misure mirano a strutturare gradualmente l’ingresso nella realtà aziendale e a chiarire tempestivamente le aspettative.

Anche l’ambiente dei giovani è un fattore importante per un passaggio di successo alla transizione I. Gli insegnanti vengono valutati dalle aziende intervistate in modo leggermente più positivo rispetto ai genitori: il 47 per cento delle aziende li percepisce come molto o piuttosto impegnati. Per i genitori questa quota è pari al 37 per cento.

Allo stesso tempo, si osserva che una parte considerevole delle aziende percepisce l’impegno come piuttosto basso o addirittura assente. Per quanto riguarda i genitori, ciò riguarda il 49 per cento, mentre per gli insegnanti il 33 per cento.

Giovani alla transizione I

Interessi per la scelta formativa

Al termine dell’anno scolastico 2025/2026, la maggior parte dei giovani ha deciso di intraprendere una formazione professionale di base (2026: 55’022, 63%, 2025: 61%, 2024: 63%, 2023: 61%). All’interno della formazione professionale di base domina chiaramente la formazione professionale di base di tipo duale, indicata da 46’535 giovani e pari all’84 per cento delle risposte all’interno della formazione professionale di base. La formazione professionale di base scolastica è citata da 8’488 giovani, ovvero dal 15 per cento.

Poiché al momento dell’indagine, svolta tra marzo e aprile 2026, la soluzione per il periodo successivo non era ancora definita per il 43 per cento dei giovani, alla domanda sulle preferenze erano possibili risposte multiple. Questo dovrebbe spiegare perché viene spesso citato anche il percorso formativo generale. Con 38’006 giovani, pari al 43 per cento, è la seconda opzione più frequente. Se si considerano solo le prime risposte, la percentuale scende a un terzo.

9’258 giovani (11%) pensano di iniziare un anno intermedio, mentre 12’633 (14%) optano per un’eventuale formazione transitoria. L’interesse per un anno intermedio è in calo per la seconda volta consecutiva dopo l’aumento registrato nel 2023 e nel 2024. La domanda di formazioni transitorie rimane invece stabile nel tempo.

 

Per genere emergono modelli di preferenza differenti. La maggior parte degli uomini prende in considerazione una formazione professionale di base di tipo duale (59%), mentre sono molti meno a voler scegliere un percorso formativo generale (37%). Fra le donne il rapporto è più equilibrato: il 49 per cento è interessato al percorso formativo generale, il 46 per cento a una formazione professionale di base di tipo duale. Le formazioni transitorie e gli anni intermedi sono interessanti in egual misura per entrambi i generi.

A seconda della nazionalità, le differenze si notano soprattutto nelle soluzioni transitorie. Rispetto ai giovani svizzeri, i giovani stranieri scelgono più spesso una formazione transitoria (20% contro 13%) o un anno intermedio o un’altra soluzione (14% contro 9%). Anche la formazione professionale di base scolastica viene indicata con maggiore frequenza dai giovani stranieri. Per quanto riguarda la formazione professionale di base di tipo duale, entrambi i gruppi sono allo stesso livello, mentre per il percorso formativo generale le differenze sono minime.

Differenze più marcate emergono nuovamente in base alla regione linguistica. Nella Svizzera tedesca l’interesse per la formazione professionale di base di tipo duale è particolarmente pronunciato. Nella Svizzera francese e italiana, invece, il percorso formativo generale è chiaramente in primo piano. Anche le formazioni professionali di base scolastiche come soluzione definitiva vengono citate più spesso in queste due regioni linguistiche. Gli anni intermedi e le altre soluzioni risultano invece di interesse simile in tutte le regioni linguistiche.

Giovani interessati alla formazione professionale di base

Dei 46’535 giovani che vorrebbero iniziare una formazione professionale di base di tipo duale nell’estate 2026, 43’535 (il 94%) vorrebbero conseguire un AFC. 1’394 giovani, ossia il 3 per cento, puntano a un titolo CFP. Dal confronto retrospettivo con i dati dell’Ufficio federale di statistica riferiti all’intero mercato dei posti di tirocinio – quindi non solo alla transizione I – è emerso che la quota delle formazioni professionali di base con CFP è complessivamente più elevata. Nel 2024 ammontava al 10 per cento. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che molti tirocini CFP vengono iniziati solo dopo una formazione transitoria o dopo l’interruzione di un tirocinio AFC.

Nel grafico qui sotto sono elencate le dieci formazioni professionali di base più gettonate tra i giovani nella primavera 2026. Per quanto riguarda gli interessi concreti verso le singole professioni, si osservano solo cambiamenti limitati. Il tirocinio di commercio rimane chiaramente al primo posto per tutto il periodo osservato, con una quota che oscilla generalmente tra il 19 e il 22 per cento. Si nota soltanto il calo dal 21 per cento nel 2023 al 17 per cento nel 2024, seguito da una stabilizzazione al 19 per cento.

 

È aumentato l’interesse per la professione di operatore/-trice sociosanitario/-a. Dal 2018 la quota è passata dal 6 all’attuale 10 per cento. Nel 2026 questa formazione raggiunge così il valore più alto della serie storica e consolida la sua posizione come seconda scelta professionale per importanza. È aumentato anche l’interesse per il tirocinio come operatore/-trice socioassistenziale. Dopo valori tra il 4 e il 6 per cento negli anni precedenti, nel 2026 l’interesse sale all’8 per cento. Questa formazione rientra quindi nuovamente tra le opzioni più richieste.

Rispetto all’anno precedente, la top ten delle formazioni più apprezzate risulta relativamente costante, dato che otto professioni di tirocinio figuravano già nella top ten del 2025. Nuove o nuovamente presenti nella top ten del 2026 sono le formazioni professionali di base di cuoco/-a e polimeccanico/-a. Nel 2026, le formazioni professionali di base di impiegati in logistica e installatori/-trici elettricisti/-e non sono entrate per un soffio nella top ten.

Le preferenze professionali tra giovani donne e uomini continuano a differenziarsi in modo marcato, confermando il modello già noto. La formazione più gettonata tra i due sessi rimane quella di impiegato/-a di commercio, seguita dalle professioni mediche e sociali per quanto riguarda le donne e dalle professioni tecniche nel caso degli uomini (vedi panoramica sottostante).

Il 27 per cento dei giovani che vorrebbero iniziare una formazione professionale di base di tipo duale (12’775) ha intenzione di conseguire contemporaneamente la maturità professionale. Tale percentuale si è mantenuta stabile negli anni (24-29%). Ad essere determinante per questa scelta è soprattutto la formazione pregressa: il 50 per cento di coloro che frequentano una scuola con esigenze elevate (ad es. classi preliceali) mira a conseguire un attestato di maturità professionale, mentre nelle scuole con esigenze elementari (per es. classi di avviamento pratico) la percentuale si attesta al 17 per cento. Inoltre, la regione linguistica svolge un ruolo centrale. Molti più giovani della Svizzera francese e italiana vogliono conseguire la maturità professionale (DCH: 26%, FCH: 32%, ICH: 51%).

33’802 giovani (73%) hanno già un posto di tirocinio assicurato (in forma scritta o verbale), il che significa che anche questo valore è tornato definitivamente ai livelli pre-pandemia (2025: 73%, 2024: 72%, 2023: 74%, 2022: 67%, 2021: 62%, 2020: 64%, 2019: 72%). Per la maggior parte dei posti di tirocinio nella top ten, una quota considerevole dei giovani interessati ha già firmato un contratto di tirocinio. Allo stesso tempo, a seconda del tirocinio professionale, una parte rilevante si trova ancora nella fase di candidatura oppure non si è ancora candidata al momento dell’indagine. Il processo è particolarmente avanzato per le formazioni professionali di base come operatore/-trice sociosanitario/-a, polimeccanico/-a e impiegato/-a di commercio, dove già più della metà degli interessati ha un contratto di tirocinio firmato. Al contrario, molti candidati per le formazioni professionali di base come assistente di studio medico o impiegato/-a del commercio al dettaglio si sono già candidati, ma non hanno ancora ricevuto una risposta positiva.

Il 95 per cento dei giovani interessati a una formazione professionale di base è riuscito a partecipare a uno (21%) o più stage d’orientamento (74%). Questi valori sono molto simili a quelli degli anni precedenti (2025: 19% uno stage di orientamento / 77% più stage di orientamento, 2024: 17%/77%, 2023: 22%/72%, 2022: 20%/72% 2021: 21%/70%, 2020: 18%/74%, 2019: 18%/76%). Gli altri tipi di stage invece sono molto meno comuni (13% uno, 16% più stage).

I posti vicino casa rimangono molto ricercati. Una volta terminata la formazione professionale di base, a circa due terzi piacerebbe lavorare in un’azienda del proprio Comune (66%) o Cantone di domicilio (71%), mentre poco più della metà si vedrebbe bene a lavorare in una PMI della regione (55%). Al contrario, solo il 39 per cento dei giovani vorrebbe lavorare all’estero presso un’azienda attiva a livello internazionale e il 33 per cento presso una PMI orientata all’export. Ma ai giovani piace anche l’idea di mettersi in proprio: la prospettiva di un lavoro autonomo interessa molti di loro, anche se la percentuale è scesa drasticamente dopo la fine della pandemia (2026: 57%, 2025: 57%, 2024: 59%, 2023: 68%, 2022: 69%, 2021: 52%, 2020: 47%, 2019: 53%, 2018: 49%).

Il 47 per cento dei giovani che hanno optato per una formazione professionale di base di tipo scolastico (ad es. scuola media di commercio) non si è ancora iscritto al tipo di formazione scelta. Solo il 22 per cento dei giovani di questo gruppo dichiara di essere già stato ammesso in una scuola (2025: 24%, 2024: 26%, 2023: 25%, 2022: 16%, 2021: 21%, 2020: 19%, 2019: 23%).

Per quanto riguarda le offerte successive alla formazione professionale di base, i giovani non le conoscono tutte nella stessa misura: la maturità professionale (2026: 78%, 2025: 78%, 2024: 79%, 2023: 79%) e le scuole universitarie professionali (2026: 72%, 2025: 72%, 2024: 76%, 2023: 75%) sono le più note di tutte le offerte successive. Fra coloro che nell’aprile 2026 erano interessati a una formazione professionale di base, quasi la metà sa cos’è la formazione professionale superiore (2026: 47%, 2025: 50%, 2024: 48%, 2023: 50%). Il 56 per cento dichiara di conoscere le scuole specializzate superiori o gli esami federali (2025: 56%, 2024: 57%). Poco più della metà conosce le università o il Politecnico federale come opportunità di perfezionamento dopo la formazione professionale di base (2026: 54%, 2025: 53%, 2024: 55%, 2023: 57%) e le ASP (2026: 52%, 2025: 52%, 2024: 54%, 2023: 57%).

Giovani interessati alle scuole di maturità e alle scuole specializzate

Dei 38’006 giovani che vorrebbero frequentare una scuola di maturità o una scuola specializzata, il 41 per cento ha superato gli esami di ammissione o soddisfa i requisiti di ammissione e, pertanto, ha già un posto assicurato al termine della scuola dell’obbligo. Si tratta di un valore simile a quello dell’anno precedente (2025: 40%, 2024: 41%, 2023: 46%, 2022: 36%, 2021: 40%, 2020: 36%, 2019: 45%).

Anche nel 2026 l’indirizzo economia/commercio/diritto è il più popolare tra i giovani interessati al percorso formativo generale (24%).

 

Al secondo posto troviamo biologia/chimica (17%) e al terzo il profilo lingue moderne (14%), appaiato a fisica e applicazioni della matematica (14%). La ripartizione tra questi cinque indirizzi e la loro gerarchia si mantengono relativamente stabili negli anni.

Anche in questo caso si riscontrano notevoli differenze a seconda del genere. Tra i giovani uomini, l’economia, il commercio e il diritto sono nettamente al primo posto (35%), seguiti da fisica e applicazioni della matematica (22%). Tra le donne, la biologia e la chimica sono le più richieste (21%), seguite dal profilo delle lingue moderne (17%). Anche la filosofia, la pedagogia, la psicologia e le arti figurative e la musica sono citate più spesso dalle giovani donne che dagli uomini.

Giovani in formazioni o soluzioni transitorie

Attualmente il 14 per cento dei giovani è interessato a una formazione transitoria, un valore che si dimostra stabile nel corso degli anni (2025: 12%, 2024: 13%, 2023: 14%, 2022: 13%, 2021: 14%, 2020: 8%, 2019: 8%, 2018: 11%). Anche nel 2026, la mancanza di un posto di tirocinio rimane il motivo più frequente per la scelta di una formazione transitoria (2026: 34%, 2025: 35%, 2024: 36%, 2023: 34%, 2022: 27%, 2021: 28%, 2020: 35%, 2019: 32%). Al secondo posto c’è la volontà di migliorare i propri voti o rinfrescare le conoscenze scolastiche (2026: 10%, 2025: 14%, 2024: 12%). Nell’anno precedente, i giovani affermavano con altrettanta frequenza di aver scelto la formazione transitoria in quanto prerequisito per la formazione successiva. Nell’attuale anno di rilevazione questo motivo viene citato un po’ meno spesso (2026: 8%, 2025: 12%). Con una frequenza analoga vengono addotti altri motivi (2026: 11%). Le poche risposte aperte indicano che le formazioni transitorie vengono percepite soprattutto come soluzione intermedia quando la scelta successiva non è ancora definita, come fase di orientamento oppure come preparazione a una futura formazione professionale di base. Inoltre, il desiderio di migliorare le proprie conoscenze linguistiche è determinante per il 9 per cento nella scelta di una formazione transitoria. E il 6 per cento dichiara di non aver superato gli esami di ammissione alla scuola desiderata come motivo per la scelta di una formazione transitoria.

Ciò nonostante, come negli ultimi anni, la maggior parte dei giovani non mostra un interesse concreto per le formazioni transitorie. Il 61 per cento dei giovani tra i 15 e i 17 anni (in Ticino 14-16 anni) che vorrebbero iniziare una formazione di questo tipo infatti non ha ancora effettuato l’iscrizione (2025: 55%, 2024: 58%, 2023: 54%, 2022: 59%, 2021: 60%, 2020: 65%, 2019: 53%). Un altro 27 per cento si è iscritto, ma è ancora in attesa di una conferma. Il 18 per cento, valore rimasto stabile nel breve termine, dichiara di essere già stato ammesso a una formazione transitoria (2025:  19%, 2024: 23%, 2023: 24%, 2022: 23%, 2021: 23%, 2020: 17%, 2019: 17%).

 

Nel 2026 la quota di giovani che dichiarano di volersi prendere un anno intermedio scende di nuovo. Attualmente la quota è dell’11 per cento ed è quindi ulteriormente diminuita rispetto ai due anni precedenti (2025: 14%, 2024: 17%, 2023: 12%). Dopo il temporaneo aumento nel 2023 e 2024, l’interesse per un anno intermedio è tornato al livello degli anni pre-pandemia.

I motivi per scegliere un anno intermedio restano molteplici. Lo dimostra anche la categoria «Altro», che ha ottenuto il 23 per cento delle risposte. Le risposte aperte indicano che le soluzioni transitorie sono da intendersi soprattutto come fase di orientamento, come opportunità di ulteriore sviluppo linguistico o personale, come sicurezza in caso di soluzione definitiva ancora in sospeso o come preparazione a una formazione successiva. Tuttavia, a causa del numero esiguo di menzioni dei contenuti, questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela e soprattutto in termini qualitativi. Circa un terzo dei giovani interessati a una soluzione transitoria non indica il motivo di questa scelta (32%). Dal punto di vista dei contenuti, la menzione più frequente è l’impossibilità di trovare un posto di tirocinio adatto. Questo motivo è diventato sempre più importante dal 2023, raggiungendo nel 2026 il valore più alto dell’intera serie temporale con il 27 per cento (2025: 18%, 2024: 16%, 2023: 12%). Inoltre, anche il desiderio di avere tempo per sé continua a svolgere un ruolo importante. Nel 2026 la quota corrispondente è del 13 per cento, quindi invariata rispetto all’anno precedente.

Meno della metà dei giovani che optano per una soluzione transitoria ha già ricevuto una conferma definitiva per i piani che riguardano l’anno intermedio, una quota ancora più bassa rispetto all’anno precedente (2026: 41%, 2025: 49%, 2024: 59%, 2023: 56%, 2022: 47%, 2021: 49%, 2020: 52%, 2019: 51%). Al termine dell’anno intermedio o della formazione transitoria, la maggioranza dei giovani si conferma intenzionata a iniziare una formazione professionale di base (72% nel primo caso, 58% nel secondo). Il percorso formativo generale viene indicato come opzione più dai giovani interessati a una formazione transitoria che da quelli interessati a un anno intermedio (rispettivamente 18% e 0%). In entrambi i gruppi, tuttavia, molti sono ancora indecisi sul loro immediato futuro («non so»: rispettivamente il 25% e il 28%).

Offerta di posti di tirocinio da parte delle aziende

Offerta di posti di tirocinio

Nel complesso, l’offerta di posti di tirocinio da parte delle aziende nel 2026 si colloca a livelli analoghi a quelli dei quattro anni precedenti, ma chiaramente inferiori a quelli del 2020 e del 2021 (2026: 74’086, 2025: 76’273, 2024: 75’724, 2023: 76’881, 2022: 76’749, 2021: 87’786, 2020: 87’496, 2019: 81’340). È probabile che i valori elevati del 2020 e 2021 siano riconducibili a una sovrastima dell’offerta, a causa della pandemia in corso in tali anni. Questo interessa in modo particolarmente evidente i due settori con il maggior numero di posti di tirocinio (commercio e sanità e assistenza sociale). Pertanto, le tendenze relative ai settori illustrate qui di seguito vanno interpretate con prudenza.

Anche nel 2026, dei 74’086 posti di tirocinio offerti la maggior parte fa capo ai settori del commercio, della sanità e dell’assistenza sociale e dell’edilizia. Insieme all’offerta di posti di tirocinio nel settore dell’agricoltura e dell’economia forestale, rimasta costante negli ultimi anni, questi settori rappresentano oltre la metà dei posti di tirocinio offerti nel 2026 e costituiscono quindi le colonne portanti di questo mercato.

 

Degna di nota è l’inversione di tendenza nell’offerta di posti di tirocinio nel settore commerciale, che torna a crescere per la prima volta dal 2021. In questo modo il settore del commercio, insieme quello della sanità e dell’assistenza sociale, riprende la sua posizione originaria di leadership per quanto riguarda l’offerta di posti di tirocinio. La crescita continua nel settore delle libere professioni, che nel 2025 ha raggiunto un picco di 7’844 posti di lavoro, non viene confermata quest’anno. Tendenzialmente in calo è invece l’offerta di posti di tirocinio nelle attività manifatturiere. I rami professionali con meno di 1’000 posti di tirocinio sono inseriti nella categoria «altri settori».

6’327 dei posti di tirocinio offerti sono CFP (8%). 67’083 sono tirocini AFC (91%). La quota restante dei posti di tirocinio non è chiaramente attribuibile. Di tutti i posti di tirocinio offerti nel 2026, il 77 per cento è stato assegnato nella Svizzera tedesca, il 20 per cento nella Svizzera francofona e il 3 cento nella Svizzera italofona. Questa ripartizione tra le regioni linguistiche si dimostra estremamente stabile.

Nel 2026, oltre la metà delle aziende che offrono posti di tirocinio propone anche la possibilità di conseguire la maturità professionale durante la formazione professionale di base. Questa quota si colloca quindi attualmente su un livello simile a quello del picco del 2020 (2026: 56%; 2025: 51%, 2024: 52%, 2023: 48%, 2022: 56%, 2021: 55%, 2020: 57%, 2018/2019: 44%). Fra le aziende che offrono questa possibilità, anche nell’anno in esame sono particolarmente numerose quelle con più di 100 collaboratori (2-9 collaboratori: 51%, 10-100 collaboratori: 65%, 100+ collaboratori: 87%) e quelle attive nel settore secondario (industria e artigianato) o terziario (servizi) (settore primario: 39%, settore secondario: 58%, settore terziario: 58%). Si osserva che nel 2026 la quota è aumentata soprattutto nei gruppi che finora avevano offerto questa possibilità in misura relativamente minore.

Il comportamento informativo delle aziende rimane in gran parte invariato: per informare gli interessati sui posti di tirocinio disponibili, le aziende continuano a utilizzare spesso canali propri, come il sito web della propria azienda o associazione (45%) o i contatti personali (38%). Anche LENA, orientamento.ch e il sito del Cantone svolgono un ruolo importante per pubblicizzare fra i giovani i posti di tirocinio vacanti (44%). Il 17 per cento delle aziende cura contatti diretti con gli istituti scolastici. Un numero simile di aziende utilizza Internet per fornire informazioni sui posti di tirocinio: il 17 per cento utilizza i social network o i motori di ricerca in Internet e il 19 per cento il portale della formazione professionale yousty.ch.

Per informare sui posti vacanti, soltanto il 15 per cento delle aziende si avvale di eventi informativi sui tirocini e solamente il 3 per cento di fiere e congressi. Gli annunci sono un canale interessante solo per il 10 per cento delle aziende formatrici, i manifesti solo per il 2 per cento. Sono soprattutto le grandi aziende a utilizzare i canali pubblicitari (inserzioni/manifesti) per la ricerca di apprendisti (manifesti: 2-9 collaboratori: 2%, 10-99 collaboratori: 1%, 100+ collaboratori: 6%, inserzioni 8%/ 11%/ 30%).

In Svizzera quasi tutte le aziende formatrici offrono stage d’orientamento. Come nell’anno precedente, solo il 4 per cento delle aziende dichiara di non farlo. La media di giovani che hanno frequentato gli stage di orientamento nel 2026 è di cinque per azienda. Questo valore varia notevolmente in base alle dimensioni dell’azienda stessa: quelle con 2-10 collaboratori hanno accolto nel 2026 una media di tre giovani per stage di orientamento, quelle con 10-99 occupati sei e le aziende più grandi 60. Nel tempo, il numero medio di stage d’orientamento assolti nelle aziende svizzere rimane pressoché costante (2026: 5, 2025: 5, 2024: 4, 2023: 4, 2022: 4, 2021: 4, 2020: 5, 2019: 5).

Posti assegnati

Tra marzo e aprile 2026 era già stato assegnato il 68 per cento dei posti di tirocinio disponibili. Dopo una fase di calo costante, la quota di assegnazione in questo periodo dell’anno si stabilizza quindi nuovamente al livello dei primi anni di rilevamento (2026: 68%, 2025: 67%, 2024: 66%, 2023: 63%, 2022: 64%, 2021: 63%, 2020: 66%, 2019: 67%; 2018: 70%).

La percentuale di posti di tirocinio assegnati già nella primavera del 2026 varia notevolmente da un settore all’altro. Molti posti di tirocinio sono già stati assegnati nei settori dei servizi finanziari e assicurativi, dell’informazione e comunicazione, delle libere professioni, dell’agricoltura ed economia forestale e della pubblica amministrazione. Nel settore delle libere professioni, la percentuale di posti di tirocinio già assegnati è stabile, sebbene siano stati offerti molti meno posti rispetto all’anno precedente. Ciò indica che la relativa domanda sembra comunque essere stata soddisfatta. La percentuale di posti assegnati nel settore dell’istruzione ed educazione è inferiore rispetto al 2024 e 2023, il che indica una domanda più bassa a fronte di un’offerta pressoché invariata. Per contro, nel settore alberghiero e della ristorazione, nell’edilizia, nel commercio e negli altri servizi nel periodo di marzo/aprile 2026 si registrano ancora molti posti vacanti. Il settore degli altri servizi economici, anch’esso inserito l’anno scorso, registra attualmente una percentuale nettamente superiore di posti di tirocinio già assegnati.

Nel complesso, i dati indicano che l’assegnazione dei posti di tirocinio si è stabilizzata dopo il crollo dovuto alla pandemia in diversi settori. Tuttavia, la ripresa non procede sempre allo stesso ritmo. Mentre i servizi finanziari e assicurativi, le libere professioni, l’informazione e comunicazione e la pubblica amministrazione continuano a registrare tassi elevati di assegnazione, l’edilizia e il settore alberghiero e della ristorazione rimangono in fondo alla classifica.

 

Guardando indietro, due aspetti risultano particolarmente rilevanti. Nel settore finanziario e assicurativo, nel 2025 un numero di posti di tirocinio senza precedenti nella serie analizzata era ancora vacante; attualmente questo valore si sta nuovamente avvicinando ai livelli degli anni precedenti. Nella pubblica amministrazione si osserva l’evoluzione opposta. La percentuale di posti di tirocinio già assegnati è scesa al livello del 2024.

Combinando l’offerta di posti di tirocinio e lo stato di assegnazione è possibile trarre conclusioni sulla situazione del mercato. Nei settori della sanità e assistenza sociale e dell’agricoltura ed economia forestale, all’elevata offerta di posti di tirocinio si associa una forte domanda. Nonostante l’offerta ristretta, il settore dell’informazione e comunicazione rimane molto interessante e riesce ad assegnare presto i posti di tirocinio. Tra i settori con un’offerta elevata ma una bassa percentuale di assegnazioni figurano l’edilizia, il settore alberghiero e della ristorazione e il commercio.

Per il 2026, le aziende hanno finora ricevuto in media undici candidature di persone interessate a un posto di tirocinio. Si tratta quindi di un valore leggermente inferiore al precedente record dell’anno precedente (2026: 11, 2025: 13, 2024: 8, 2023: 7, 2022: 9, 2021: 10, 2020: 10, 2019: 8). A registrare un numero di candidature per il 2026 superiore alla media sono soprattutto le grandi aziende con oltre 100 collaboratori, ma anche i settori dell’informazione e comunicazione, dei servizi finanziari e assicurativi, dell’istruzione ed educazione, della pubblica amministrazione e della sanità e assistenza sociale.

Variazione dell’offerta di posti di tirocinio

Secondo un’autovalutazione delle aziende, nel 2026 l’andamento dell’offerta di posti di tirocinio è complessivamente stabile. La maggior parte delle aziende intervistate (71%) dichiara di aver mantenuto costante l’offerta di posti di tirocinio rispetto all’anno precedente, il 10 per cento ha offerto un numero maggiore di posti, un ulteriore 10 per cento ne ha invece offerti meno. Ciò conferma la tendenza a lungo termine di un robusto mercato svizzero dei posti di tirocinio, in cui sono rare le fluttuazioni consistenti.

Da un’analisi differenziata dei singoli settori emergono tuttavia alcuni aggiustamenti specifici in seguito a richieste esplicite da parte delle aziende. Nel 2026 vengono offerti più posti di tirocinio soprattutto nei settori dell’istruzione ed educazione (18%), alberghiero e della ristorazione e della sanità e assistenza sociale (entrambi 14%), nonché nei servizi finanziari e assicurativi e nell’attività manifatturiera (12%).

 

Allo stesso tempo, alcuni settori registrano un calo, in particolare e per il secondo anno consecutivo gli altri servizi (2026: 22%, 2025: 18%) e il settore dell’informazione e comunicazione (20%), il che indica sfide specifiche per questi comparti. Particolarmente stabili risultano i due settori agricoltura ed economia forestale (l’86% delle aziende offre lo stesso numero di posti di tirocinio) e amministrazione pubblica (85%).

Come negli anni precedenti, anche nel 2026 sono soprattutto le grandi aziende ad aumentare la propria offerta (2026: 25%, 2025: 28%, 2024: 26%, 2023: 30% 2022: 23%, 2021: 20%, 2020: 26%, 2019: 28% di posti in più presso le aziende con 100 o più collaboratori).

Come motivo sia per l’aumento sia per la diminuzione dei posti di tirocinio, molte aziende dichiarano che l’offerta varia semplicemente di anno in anno. A quanto pare, molte aziende regolano la propria offerta di posti di tirocinio in modo ciclico o in base alle esigenze del momento, senza che vi siano cambiamenti strutturali.

Anche nel 2026, le aziende che aumentano i posti di tirocinio sono motivate da riflessioni a lungo termine e strutturali: garanzia di manodopera qualificata e pianificazione flessibile delle risorse (fluttuazioni annuali) sono i due fattori principali. Inoltre, le motivazioni per aumentare il numero di posti di tirocinio sono nuovamente più diversificate: ad esempio, giocano un ruolo i riorientamenti, la carenza di personale, la decisione esplicita di diventare un’azienda formatrice oppure anche l’assunzione di apprendisti. La preoccupazione di assicurarsi nuove leve per garantire il ricambio generazionale è un fattore trainante per le aziende fin dall’inizio della serie di rilevamenti. La forte domanda di posti di tirocinio viene indicata spesso come motivo dell’aumento dell’offerta, soprattutto dopo la fine della pandemia, ma sta nuovamente perdendo importanza. Gli effetti straordinari dovuti alla pandemia di coronavirus sono ormai praticamente ininfluenti e anche le considerazioni demografiche (pensionamenti, trend verso il part-time) svolgono soltanto un ruolo secondario. Attualmente, le aziende riconducono molto meno spesso l’aumento dell’offerta di posti di tirocinio all’attuale situazione economica.

Nel 2026, oltre alla motivazione principale secondo cui l’azienda non offre ogni anno lo stesso numero di posti di tirocinio, vengono citate in particolare due ragioni per la riduzione dei posti: ristrutturazioni interne e, secondo la loro percezione, una qualificazione carente di molti giovani che terminano la scuola dell’obbligo. Va sottolineato che il giudizio sulla qualificazione si basa su valutazioni da parte dell’azienda e non su rilevamenti indipendenti. Entrambi i motivi vengono indicati come stabili e possono quindi essere considerati motivi strutturali.

Nel 2025, l’attuale situazione economica era stata per così dire decisiva. Attualmente, il motivo è un po’ meno centrale per la decisione di un’azienda di offrire meno posti di tirocinio. Dal 2023, la mancanza di personale addetto alla formazione viene citata spesso come un fattore che limita il numero di posti di tirocinio. Tuttavia, il problema non sembra essersi aggravato ulteriormente.

La scarsa domanda di posti di tirocinio è stata citata più spesso come causa nel 2023 e nel 2024, ma negli ultimi due anni ha perso nuovamente importanza.

Scheda tecnica

Nota bene:

I valori indicati nello studio sono frutto di stime. I risultati dei campioni sono stati stimati sul totale degli intervistati.

Per quanto riguarda i giovani, le stime si basano sui ragazzi che hanno frequentato l’8a classe (il decimo anno scolastico) nell’anno precedente, secondo la statistica dell’UST sulle persone in formazione.

Per quanto riguarda le imprese, le stime si basano sui dati delle iscrizioni alla formazione professionale di base dell’anno precedente (UST). I dati relativi alle stime sono riportati nella versione integrale del rapporto di ricerca relativo al progetto.

Giovani:

  • Gruppo target: 14-17 anni (14-16 anni in Ticino dal 2023, 15-17 anni nel resto della Svizzera. In precedenza 14-16 anni in tutta la Svizzera).
  • Fonti degli indirizzi: base di campionamento (Ufficio federale di statistica)
  • Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online)
  • Periodo del sondaggio: 21.02. – 16.04.2026
  • Totale degli intervistati: N = 10’848
  • Totale dei partecipanti: N = 7’457 (prima della transizione: N = 2’928)
  • Margine di errore: ± 1.1% (± 1.8%) Pin caso di 50/50 e 95% di probabilità
  • Risorse impiegate: 69%
  • Ponderazione: primo livello: numero di giovani per cantone;  secondo livello: età e sesso correlati per Cantone

Imprese:

  • Gruppo target: aziende con almeno 2 collaboratori
  • Fonti degli indirizzi: registro delle imprese (Ufficio federale di statistica)
  • Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online/cartaceo)
  • Periodo del sondaggio: 25.02. – 21.04.2026
  • Totale degli intervistati:  N = 7’704 (di cui 5’373 aziende formatrici)
  • Totale dei partecipanti:  N = 4’661 (di cui 2’872 aziende formatrici)
  • Margine di errore: ± 1.4% (± 1.8%) in caso di 50/50 e 95% di probabilità
  • Risorse impiegate: 61%
  • Ponderazione: regione linguistica, grandezza dell’azienda, ripartizione NOGA

Team di progetto gfs.bern

Lukas Golder: Scienziato politico e scienziato dei media, co-direttore gfs.bern

Martina Mousson: scienziata politica, responsabile del progetto

Adriana Pepe: scienziata politica, project manager

Alessandro Pagani: scienziato politico, assistente di ricerca

Roland Rey: Personale di progetto / Amministrazione

 

Consulenza esterna

Prof. Dr. Stefan C. Wolter, professore di economia della formazione presso l’Università di Berna