Barometro della transizione 2026

Risultati principali, agosto 2026

Indagine presso i giovani e le aziende su incarico della Segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI

Obiettivi e metodologia dello studio

L’obiettivo del barometro della transizione è rilevare le scelte formative compiute dai giovani al termine della scuola dell’obbligo e valutare la si tuazione relativa al mercato svizzero dei posti di tirocinio.

A tal fine ogni anno viene svolto un sondaggio online in tre lingue articolato in due fasi (aprile/marzo e agosto) tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni (eccezione Ticino: 14-16 anni) e le aziende con almeno due dipendenti  (archivio barometro della transizione).

La presente sintesi riflette i risultati principali della seconda fase di rilevamento del 2026. I valori assoluti indicati nello studio sono frutto di stime. Sulla base dei risultati dei campioni, si sono cioè stimati i valori corrispondenti alla popolazione statistica.

I risultati della seconda tornata del 2026 si basano su un sondaggio rappresentativo condotto presso 2’003 giovani e 3’808 aziende in tutta la Svizzera. Per i dettagli sulla metodologia rimandiamo alla scheda tecnica.

La sintesi relativa al rilevamento di aprile può essere consultata qui: Cockpit aprile 2026. La versione integrale del rapporto di ricerca sarà pubblicata all’inizio di dicembre 2026.

L’essenziale in breve

Giovani

Dei 91’519 giovani che hanno terminato la scuola dell’obbligo nell’estate 2026, il 49 per cento ha iniziato una formazione professionale, mentre il 34 per cento ha scelto una formazione generale. Il 17 per cento ha dovuto o voluto ripiegare su una soluzione transitoria: Di questi, il 10 per cento ha optato per una formazione transitoria, il 7 per cento per un anno intermedio.

Quest’anno il numero di giovani che hanno scelto il percorso formativo generale è simile a quello del 2025 (2026: 34%). Anche la percentuale di giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base duale si è mantenuta allo stesso livello dell’anno scorso, attestandosi al 44 per cento (2024: 41%, 2025: 46%). Rispetto all’anno precedente anche la percentuale di giovani che hanno scelto una formazione transitoria è rimasta stabile.

Dopo che la percentuale di giovani che intraprendono un anno intermedio è nettamente diminuita nel 2025, nel 2026 non si registrano cambiamenti di rilievo.

Ora si attesta al livello paragonabile degli anni 2018-2022; gli alti valori del 2023 e del 2024 si sono quindi rivelati un’eccezione.

È importante sottolineare che questi numeri rappresentano solo una parte della domanda di posti di tirocinio, ovvero quella dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni che hanno concluso la scuola dell’obbligo.

Aziende

Il 51 per cento delle aziende intervistate forma apprendisti. Nel 2026 hanno offerto complessivamente 86’210 formazioni professionali di base di tipo duale con inizio della formazione nell’estate del 2026. L’alta percentuale di aziende formatrici è legata alla base del campione: le aziende che formano sono sovrarappresentate nel campione poiché rivestono un particolare interesse nell’ambito del barometro della transizione.

Uno stabile 92 per cento dei posti di tirocinio assegnati nel 2026 è costituito da formazioni professionali di base che portano al conseguimento di un attestato federale di capacità (AFC), mentre il restante 8 per cento è costituito da formazioni professionali di base con certificato federale di formazione pratica (CFP).

Rispetto al 2025, la maggior parte delle aziende che formano apprendisti ha mantenuto costante la propria offerta di posti di tirocinio anche nel 2026 (73%). Il 10 per cento delle aziende offre più posti rispetto all’anno precedente, il 10 per cento ne offre di meno.

Tra i motivi più frequenti per i posti di tirocinio vacanti, le aziende indicano l’inadeguatezza delle candidature o la loro completa assenza.

Situazione sul mercato svizzero dei posti di tirocinio

L’88 per cento, ovvero 75’773 dei posti di tirocini disponibili, è stato occupato entro agosto 2026. Questa percentuale è in linea con i valori degli anni precedenti e indica, nel complesso, un’assegnazione regolare dei posti di tirocinio nell’estate del 2026.

Secondo le aziende, i due motivi più frequenti per i posti di tirocinio vacanti sono l’insufficienza delle candidature o l’inadeguatezza delle candidature ricevute. I posti di tirocinio disponibili sono quindi più numerosi di quelli occupati dai giovani. D’altra parte, rispetto agli anni prima del 2023 diminuisce leggermente la quota di giovani che dichiara di aver ottenuto il tirocinio dei propri sogni. Di conseguenza, i giovani scendono più spesso a compromessi nella scelta della professione di tirocinio. Una percentuale rilevante di queste persone di età superiore ai 16 anni ha terminato la scuola dell’obbligo prima del 2026.

Tuttavia, in questo caso non è possibile valutare in modo esaustivo la situazione sul mercato svizzero dei posti di tirocinio, poiché il barometro della transizione non tiene conto dei candidati che hanno completato la scuola dell’obbligo prima del 2026 – e che quindi entrano nel mercato più tardi rispetto ai giovani intervistati. Secondo i dati forniti dalle aziende, le persone con più di 16 anni che iniziano una formazione professionale di base nel 2026 sono il 41 per cento.

In evidenza: ingresso nel tirocinio professionale

Giovani

La stragrande maggioranza dei giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nell’estate del 2026 si sente ben informata per iniziare il tirocinio:

 

il 28 per cento afferma di essere attualmente molto ben informato. Un altro 60 percento si sente piuttosto ben informato. Solo il 10 percento ritiene invece che il proprio livello di informazione sia piuttosto o molto scarso.

Questo quadro è coerente con il fatto che molti giovani hanno già avuto modo di fare esperienza presso la propria azienda formatrice, mentre solo pochi non hanno ancora avuto alcun contatto con essa. Le esperienze raccolte sono molto varie. Due terzi dei giovani hanno già avuto modo di conoscere la propria formatrice o il proprio formatore professionale, il 57 per cento ha visitato l’azienda formatrice e il 55 per cento ha ricevuto informazioni sul primo giorno di lavoro.

Circa la metà ha partecipato a una giornata di orientamento o introduttiva oppure ha già conosciuto o svolto le prime mansioni o attività in azienda. Il 41 per cento ha inoltre avuto modo di conoscere altri apprendisti. Sono invece meno frequenti la partecipazione a un evento o a un corso introduttivo di più giorni presso la propria azienda formatrice (rispettivamente il 17% e il 15%).

Nonostante il livello complessivamente elevato di informazione, permangono tuttavia esigenze informative. Queste emergono soprattutto per quanto riguarda l’apprendimento e la pianificazione del tempo: un quarto dei giovani non ha ancora ricevuto informazioni in merito, ma vorrebbe ottenerle. Il 23 per cento desidera ricevere ulteriori informazioni sui requisiti della scuola professionale e altrettanti sul modo di affrontare l’incertezza, la pressione o lo stress.

Per il 20 per cento dei giovani rimane un bisogno informativo insoddisfatto sia sulle questioni finanziarie sia sulle difficoltà legate alla sfera privata o familiare. Per quanto riguarda i diritti e i doveri degli apprendisti, la quota è del 19 per cento.

La trasmissione di informazioni sembra invece essere già consolidata per le questioni fondamentali della vita lavorativa in azienda. Il 67 per cento ha ricevuto informazioni sui requisiti dell’azienda formatrice e desidera riceverne anche in futuro. Per quanto riguarda i rapporti con i superiori e i colleghi di lavoro, la quota è del 64 per cento, mentre per i diritti e i doveri è del 60 per cento.

Aziende

Seguire e formare gli apprendisti richiede tempo. Tuttavia, solo una minoranza delle aziende che offrono una formazione professionale di base ha definito esplicitamente il tempo da dedicare a tale attività. Il 23 per cento dichiara di disporre di un monte ore prestabilito per i formatori professionali, mentre nel 52 percento dei casi non esistono disposizioni in tal senso. Un quarto delle aziende non ha risposto.

 

Laddove il tempo da dedicare all’accompagnamento degli apprendisti è disciplinato, le ore previste variano notevolmente. La soluzione più diffusa prevede da due a tre ore settimanali per apprendista, seguita da tre a quattro e da quattro a cinque ore. In media, le aziende dedicano 4,4 ore alla settimana per ogni apprendista. Ciò dimostra che, laddove il tempo da dedicare alla formazione è formalmente definito, questa viene effettivamente considerata un’attività a sé stante.

Oltre al tempo disponibile, occorre chiedersi come i formatori professionali vengano preparati a formare gli apprendisti, oltre a frequentare il corso obbligatorio per formatori professionali. L’aspetto di gran lunga più importante è lo scambio all’interno dell’azienda: il 64 per cento delle aziende punta sul confronto con altri formatori professionali o con i propri superiori.

Il 37 per cento menziona la formazione continua, mentre il confronto con persone esterne all’azienda (21%), la consulenza degli ispettori dell’apprendistato (15%) e il coaching (11%) sono utilizzati molto meno frequentemente. L’abilitazione dei formatori professionali avviene quindi in primo luogo all’interno dell’azienda.

Anche per le questioni relative alla formazione, le aziende si affidano soprattutto a contatti diretti e consolidati. Gli interlocutori più frequentemente consultati sono i genitori degli apprendisti (65%) e i docenti della scuola professionale (61%). Anche il personale amministrativo o la direzione della scuola professionale rappresentano un punto di riferimento noto e utilizzato dal 45 per cento delle aziende. Sono inoltre ben radicati i contatti con gli uffici cantonali della formazione professionale:

il 53 per cento si rivolge a una persona di riferimento diretta, mentre il 49 per cento consulta le informazioni disponibili sul sito web. Anche le associazioni di categoria svolgono un ruolo importante: il 54 per cento delle aziende consulta i loro siti web e il 41 per cento si rivolge direttamente a una persona di riferimento. Altre offerte come formazione-professionale.ch o orientamento-professionale.ch sono note a molti, ma vengono utilizzate decisamente meno spesso. I servizi specializzati, come il Case Management o l’AI, sono invece poco o per nulla conosciuti da una parte considerevole delle aziende.

L’importanza di disporre di risorse e strutture di sostegno adeguate emerge anche dalle sfide concrete legate alla formazione. Le difficoltà più frequentemente menzionate dalle aziende riguardano la formulazione di feedback e le relative attività formative (41%), nonché la gestione dei problemi personali dei giovani (38%).

Più di un quarto delle aziende riscontra inoltre difficoltà nella trasmissione di competenze tecniche o sociali e nel reclutamento. Sono invece considerate meno impegnative le questioni relative all’attuazione di disposizioni di carattere generale, come l’applicazione delle revisioni delle professioni e le misure di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute.

Nel complesso, le due prospettive mostrano quanto segue: la maggior parte dei giovani si sente ben informata all’inizio dell’apprendistato e ha già maturato esperienze diverse al momento di iniziare la formazione. Dal punto di vista delle aziende, invece, la definizione formale del tempo da dedicare alla formazione è ancora poco diffusa.

Oltre al corso obbligatorio per formatori professionali, la preparazione di questi ultimi avviene prevalentemente all’interno dell’azienda. Le aziende si rivolgono soprattutto a servizi e interlocutori direttamente legati agli apprendisti e alla quotidianità della formazione.

Giovani alla transizione I

Soddisfazione generale dei giovani alla transizione I

Sempre più giovani alla transizione I guardano al futuro con sentimenti contrastanti. Una risicata maggioranza resta fiduciosa sul proprio futuro. Con il 51 per cento, tuttavia, il valore si attesta per la seconda volta consecutiva al livello più basso dall’inizio delle rilevazioni.

 

Il futuro della società nel suo complesso viene valutato in modo complessivamente più cauto e percepito come più cupo. Prima del 2023, una persona su quattro si dichiarava piuttosto fiduciosa riguardo al futuro della società. Da allora, la quota è scesa a una persona su cinque. Al contempo, il 29 per cento dei giovani dichiara di guardare con una certa preoccupazione al futuro della società, un valore prossimo al massimo registrato nel 2024.

Il grado di soddisfazione dei giovani intervistati in merito alla propria situazione formativa rimane elevato anche nel 2026. Dal 2022 si osserva una lieve diminuzione della soddisfazione dei giovani, che da allora si mantiene tuttavia su un livello stabile. Su una scala da 0 a 10, la soddisfazione relativa alla situazione formativa al termine della scuola dell’obbligo registra un valore medio di 7.4, invariato rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la vita in generale, quest’anno i giovani sono soddisfatti quanto nel 2025. Nel 2026 la media si attesta a 7.3 (-0.1).

Anche nel 2026, la scelta formativa è stata effettuata liberamente nella stragrande maggioranza dei casi.

Un’ampia maggioranza dei giovani non vede l’ora di iniziare la formazione. Dal 2021 si osservava una tendenza al ribasso che non trova conferma nell’anno in corso. Con l’88 per cento, la quota dei giovani contenti del percorso formativo intrapreso registra nuovamente un lieve aumento. Complessivamente il 75 per cento dichiara di aver trovato il percorso formativo dei propri sogni o una soluzione ideale. Sono quindi contenti di iniziare la formazione anche giovani che non possono intraprendere il percorso ideale o la soluzione che avrebbero desiderato.

La scelta della formazione risulta tuttavia sempre più difficile per i giovani. Dal 2018, la quota di coloro che la percepiscono come tale è aumentata costantemente, passando dal 34 al 41 per cento. Il 23 per cento definisce la propria scelta come soluzione di compromesso (+1 punto percentuale); il 33 per cento come soluzione transitoria. Di conseguenza, la soluzione transitoria viene scelta più spesso rispetto agli anni passati.

Dal punto di vista dei giovani, quindi, anche nel 2026 la situazione alla transizione I può essere considerata complessivamente soddisfacente. La formazione scelta viene nuovamente descritta più spesso come una soluzione transitoria e la scelta del percorso formativo è percepita come più difficile. Al tempo stesso, la soddisfazione con la vita e la formazione rimane stabile su livelli elevati e i giovani sono nuovamente più spesso contenti del percorso formativo intrapreso.

Scelta formativa dopo la scuola dell’obbligo

Nell’estate del 2026 il 80 per cento dei giovani ha iniziato la formazione che aveva indicato come preferita nel sondaggio di aprile. Dopo essere diminuito nei due anni precedenti, scendendo sotto l’80 per cento, questo valore è nuovamente aumentato. Tra il 2018 e il 2023, questo valore oscillava tra l’81 e l’86 per cento. Il 12 per cento segue una formazione diversa da quella di prima o seconda scelta. Si tratta quindi di un valore simile a quello dell’anno precedente (11%).

La formazione professionale di base, di tipo duale (39’856/49%) oppure organizzata come percorso scolastico (4’262/5%), rimane l’opzione più frequente al termine della scuola dell’obbligo. Ciò vale in particolare per i giovani uomini (uomini: 57%, donne: 39%), mentre le donne scelgono più spesso un percorso formativo generale (donne: 41%, uomini: 28%). Dopo tre anni di progressivo avvicinamento, la differenza tra i generi risulta nuovamente più marcata. Complessivamente, il 34 per cento dei giovani di età compresa tra i 14 e i 17 anni opta per un liceo o una scuola specializzata.

Quest’anno il percorso formativo generale viene scelto con la stessa frequenza dell’anno precedente. Questa scelta si conferma molto diffusa nella Svizzera italofona e francofona (DCH: 25%, FCH: 50%, ICH: 72%).

 

Rispetto agli anni precedenti, il numero di giovani che dopo la scuola dell’obbligo scelgono una formazione transitoria si mantiene pressoché stabile (9’225/10%), con una proporzione che rimane equilibrata tra i sessi (uomini: 10%, donne: 10%). Il 7 per cento (+2 punti percentuali) si prende un anno intermedio (viaggi, soggiorno linguistico, lavoro domestico ecc.). Come sempre, le donne scelgono questo percorso con una maggiore frequenza rispetto agli uomini (uomini: 4%, donne: 10%). Quest’anno la differenza tra i generi risulta leggermente più marcata. Il 2023 e il 2024 appaiono quindi come anni eccezionali, mentre il valore attuale si avvicina nuovamente al livello precedente.

Tra il 2022 e il 2024, in primavera si era osservata una diminuzione della quota di giovani intenzionati a intraprendere il percorso formativo generale. Questa tendenza non si è tuttavia confermata per il secondo anno consecutivo. Rispetto all’anno precedente, la percentuale di chi, dopo la scuola dell’obbligo, sceglie un percorso formativo generale è rimasta stabile. Anche la differenza tra i generi non si è ulteriormente ridotta, ma è tornata a emergere con maggiore evidenza. Mentre i giovani uomini scelgono più spesso la formazione professionale di base, le giovani donne optano più frequentemente per il percorso formativo generale.

Formazione professionale di base

Nella categoria «formazione professionale di base» (44’118) rientrano sia i giovani che iniziano un percorso di tipo duale (39’856/90%) sia quelli che scelgono una formazione professionale di base di tipo scolastico (4’262/10%). Questi ultimi rimangono chiaramente in minoranza a livello nazionale, e il rapporto si mantiene stabile anche nel 2026. Tuttavia, questa scelta è influenzata dalla regione linguistica: nella Svizzera francofona, la percentuale di giovani impegnati in formazioni professionali di base di tipo scolastico è leggermente più alta rispetto alla Svizzera tedesca e a quella italofona. Il 48 per cento dei giovani indica come motivo principale di tale scelta il fatto di ritenere il percorso scolastico più consono alle proprie inclinazioni (2018: 52%, 2019: 55%, 2020: 50%, 2021: 51%, 2022: 53%, 2023: 59%, 2024: 54%, 2025: 40%). Come negli anni precedenti, il secondo motivo è l’impossibilità di trovare un posto di tirocinio adatto (2022: 22%, 2023: 21%, 2024: 21%, 2025: 33%, 2026: 28%). Una formazione professionale di base di tipo scolastico viene quindi scelta nuovamente più spesso perché ritenuta più adatta alle proprie esigenze e meno spesso perché non è stato possibile trovare un posto di tirocinio adatto.

La maggior parte dei giovani intraprende un tirocinio di tre o quattro anni (61% risp. 34%) che termina con il conseguimento dell’attestato federale di capacità (AFC). Le formazioni di durata biennale con certificato federale di formazione pratica (CFP) si attestano al 5 per cento e rimangono un’eccezione. Queste proporzioni restano stabili rispetto all’anno precedente.

Il 24 per cento dei giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nel 2026 intende conseguire parallelamente anche la maturità professionale. Attualmente questo valore è di nuovo leggermente aumentato (2018: 21%, 2019: 20%, 2020: 30%, 2021: 31%, 2022: 26%, 2023: 23%, 2024: 21%, 2025: 22%). Il 59 per cento non prende in considerazione la maturità professionale.

Il motivo più frequente per conseguire una maturità professionale rimane la prospettiva di migliori opportunità di carriera. Attualmente, rispetto all’anno precedente, i giovani motivano la loro scelta con le migliori opportunità di carriera che ne derivano (2023: 51%, 2024: 58%, 2025: 48%, 2026: 54%). Il secondo motivo più frequente per scegliere la maturità professionale è l’intenzione di proseguire gli studi in futuro (2023: 32%, 2024: 23%; 2025: 29%, 2026: 28%). Questo valore è rimasto stabile rispetto al 2025.

A livello di genere, si osserva che i giovani uomini menzionano più frequentemente le migliori opportunità di carriera (uomini: 62%, donne: 39%) mentre le giovani donne indicano più spesso gli studi successivi come motivazione per una maturità professionale (donne: 47%, uomini: 19%).

 

Inoltre, nel 2026 per le giovani donne continuano a essere più rilevanti gli «altri motivi» per la loro decisione (donne: 7%, uomini: 3%). Rispetto all’anno precedente, tuttavia, questa motivazione ha perso notevolmente importanza (donne: -10 punti percentuali; uomini:  -6 punti percentuali).

I motivi più frequenti per non scegliere la maturità professionale sono la decisione di conseguirla solo dopo aver completato la formazione professionale di base (2025: 21%, 2026: 29%), la preoccupazione per lo stress eccessivo (2022: 19%, 2023: 19%, 2024: 23%, 2025: 25%, 2026: 28%) o per generale mancanza di interesse (2022: 26%, 2023: 24%, 2024: 21%, 2025: 22%, 2026:17%). Lo stress eccessivo continua dunque a rappresentare un motivo importante per rinunciare alla maturità professionale. È coerente con questo dato il fatto che i giovani scelgano sempre più spesso di conseguire la maturità professionale dopo aver completato la formazione professionale di base.

L’88 per cento dei giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nel 2026 dichiara che il tirocinio attuale è quello desiderato. Dopo essere salito al 90 per cento nel 2024 e aver mantenuto lo stesso livello nel 2025, nel 2026 il valore è tornato all’88 per cento, come nel 2023. Resta da vedere se questa tendenza sarà confermata o se, come nel 2023, rimarrà un’eccezione (2021: 92%, 2022: 91%, 2023: 88%, 2024: 90%, 2025: 90%. 2026: 88%).

Le 10 professioni più gettonate nel 2026 sono illustrate nel grafico qui sotto. Non bisogna dimenticare che da un anno all’altro vi possono essere forti oscillazioni, in quanto per ogni professione le dimensioni del campione sono piuttosto ridotte e il margine di errore è molto ampio. Nel 2026 tornano nella top ten le formazioni professionali di base per progettista meccanico/a e disegnatore/trice. Sono state soppiantate le formazioni professionali di base per meccatronico/a d’automobili e impiegato/a in logistica. Quest’ultima manca la top 10 solo per un soffio. L’anno scorso la formazione professionale di base per meccatronico/a d’automobili è entrata per la prima volta nella top 10. Nel 2026 non si è invece confermata l’ulteriore, significativa diminuzione registrata negli anni precedenti per la professione più scelta, quella di impiegato/a di commercio. Quest’anno non emerge quindi una nuova tendenza al ribasso per quanto riguarda le iscrizioni ai posti di tirocinio. La quota di giovani che scelgono una formazione professionale di base nel settore sanitario, così come quella relativa alla professione di impiegato/a del commercio al dettaglio, rimane sui livelli elevati dell’anno precedente.

Tra i giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nel 2026 gli uomini (24’133/61%) sono nuovamente più numerosi delle donne (15’723/39%). La ripartizione per genere nella formazione professionale di base è rimasta finora sostanzialmente costante. Dopo che nel 2025 le percentuali di giovani uomini e giovani donne si erano avvicinate, attualmente si osserva nuovamente una differenza più marcata. Nel 2026 il numero di giovani uomini che completano una formazione professionale di base è nettamente superiore a quello delle giovani donne. La tendenza esistente si conferma quindi.

Anche 2026 si confermano differenze significative per quanto riguarda le professioni preferite dai sessi. Solo quella di impiegato/a di commercio gode di pari popolarità tra le giovani donne e i giovani uomini.

Le prime scelgono soprattutto le professioni del settore sanitario e sociale, mentre i loro coetanei si orientano prevalentemente verso quelle tecniche e artigianali. Inoltre, le giovani donne hanno una gamma di preferenze professionali più ampia rispetto ai giovani uomini. Tra le giovani donne, la professione di assistente dentale entra per la prima volta nella top 5, mentre quella di assistente di studio medico ne esce. Quest’anno riscuote successo anche la professione di disegnatrice, che è rimasta appena fuori dalla classifica. Per quanto riguarda i giovani uomini, sono due le professioni che compaiono ora nella top 5: Impiegato del commercio al dettaglio e progettista meccanico. L’impiegato in logistica e l’installatore elettricista non figurano più tra le cinque professioni più apprezzate.

Le 5 professioni più scelte dalle donne

Impiegata di commercio
Operatrice sociosanitaria
Operatrice socioassistenziale
Impiegata del commercio al dettaglio
Assistente dentale

 

Le 5 professioni più scelte dagli uomini

Impiegato di commercio
Informatico
Polimeccanico
Impiegato del commercio al dettaglio
Progettista meccanico

 

 

I giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base duale nel 2026 hanno presentato in media 10 candidature, insieme al 2024 il valore più alto dall’inizio dei rilevamenti (2021: 9.4, 2022: 8.4, 2023: 9.7, 2024: 10.3, 2025: 8.3). Nel 2026 le risposte positive alle candidature sono state leggermente superiori rispetto all’anno precedente, avvicinandosi ai valori del 2023 e 2024 (2021: 1.9, 2022: 1.9, 2023: 2.4, 2024: 2.4, 2025: 2.1, 2026: 2.3). Le risposte in sospeso (2021: 2.0, 2022: 1.5, 2023: 1.1, 2024: 0.8, 2025: 1.1, 2026: 1.4) sono nuovamente più frequenti rispetto al periodo compreso tra il 2023 e il 2025. Dopo aver raggiunto il livello minimo nel 2025, i rifiuti sono tornati ad aumentare sensibilmente e nel 2026, con un valore di 6.6, si avvicinano nuovamente ai livelli degli anni precedenti (2021: 5.5, 2022: 5.0, 2023: 6.1, 2024: 7.1, 2025: 4.9).

Negli ultimi tre anni il processo di candidatura si è di nuovo normalizzato. Nel contesto della pandemia la sua durata si era ridotta in modo significativo. Adesso si osserva invece una tendenza verso un processo di candidatura più lungo.

La quota di giovani che dichiarano di aver iniziato a candidarsi solo tre mesi prima del sondaggio, ossia in primavera, è rimasta relativamente stabile dalla fine della pandemia di coronavirus, pur registrando un lieve aumento. (2018: 4%, 2019: 6%, 2020: 8%, 2021: 22%, 2022: 21%, 2023: 9%, 2024: 11%, 2025: 8%, 2026: 9%). La maggior parte degli intervistati ha iniziato a candidarsi con un anno di anticipo (39%) o anche più (36%).

Gli scioglimenti dei contratti di tirocinio prima dell’inizio della formazione professionale di base rimangono chiaramente un’eccezione, ma quest’anno sono leggermente aumentati. Con il 7 per cento dei giovani che dichiara di aver disdetto il contratto di tirocinio in essere, gli scioglimenti dei contratti aumentano leggermente (2021: 2%, 2022: 2%, 2023: 5%, 2024: 5%, 2025: 5%).

Scuole di cultura generale

Complessivamente, dopo le vacanze estive 31’411 giovani (34%) hanno iniziato una scuola di cultura generale. Di questi, 23’918 frequentano un liceo (76%), 5’126 una scuola specializzata (23%). La ripartizione tra questi due tipi di scuole medie si mantiene relativamente stabile. Anche nel 2025 la percentuale di donne (18’386/58%) che hanno scelto la formazione generale supera quella degli uomini (13’026/41%). Si tratta di una proporzione ormai consueta e relativamente stabile.

La maggioranza degli iscritti alle scuole di maturità (85%) ha trovato nell’offerta della scuola l’indirizzo che cercava. Gli indirizzi più scelti dai ragazzi iscritti al liceo e alle scuole specializzate sono illustrati qui di seguito. Nel 2026 il profilo liceale più gettonato è di nuovo quello incentrato su economia e diritto. Segue biologia e chimica, che anche quest’anno supera leggermente in popolarità lingue moderne e fisica / applicazioni della matematica.

Uno sviluppo in questo contesto è degno di nota. Dopo aver perso popolarità nel 2024 e 2025, le arti figurative e la musica sono ora di nuovo molto apprezzate.

Per il resto, non si rilevano tendenze a lungo termine per quanto riguarda la scelta degli indirizzi. Le evoluzioni di anno in anno presentano una natura piuttosto eterogenea a causa del ridotto numero di casi.

 

Anche nelle scuole specializzate non si registrano trend univoci a lungo termine nella scelta dell’indirizzo. Gli scostamenti nelle serie di dati successive al 2023 non devono essere sopravvalutati, perché a partire da tale anno la domanda ammette risposte multiple. È tuttavia degno di nota il fatto che negli ultimi anni il settore sanitario e scientifico sia stato sostituito dal settore pedagogico. Nel 2026, al terzo posto si colloca per la prima volta l’indirizzo lavoro sociale. L’indirizzo economia, commercio e diritto esce quindi dalle prime tre posizioni. Al quarto posto segue l’indirizzo psicologia applicata. Anche nel 2026, il 12 per cento di tutti i nuovi allievi delle scuole specializzate non ha ancora stabilito definitivamente il proprio indirizzo di specializzazione.

Oltre all’interesse personale, prima di scegliere un indirizzo i giovani si chiedono se avranno una preparazione adeguata in vista degli studi universitari. Anche il rendimento scolastico (punti forti e deboli) è tendenzialmente decisivo. La scelta dell’indirizzo da parte degli amici non è invece determinante per la propria decisione individuale.

Formazioni transitorie

Nel 2026 9’225 giovani (10%) si sono avvalsi di una formazione transitoria al termine della scuola dell’obbligo. Tra questi, nel 2026 la quota maschile (52%) supera leggermente quella femminile (48%). La ripartizione tra i generi è quindi nuovamente più equilibrata rispetto all’anno precedente. Continuano tuttavia a essere più numerosi i ragazzi che frequentano un’offerta transitoria, mentre nel 2024 la situazione era diversa.

Per la seconda volta consecutiva dal 2022, almeno la metà dei giovani in formazione transitoria ha optato per offerte puramente scolastiche (2024: 42%, 2025: 57%, 2026: 50%). Nel 2026 il 16 per cento ha scelto un’offerta che combina scuola e pratica lavorativa, mentre il 12 per cento ha optato per una formazione transitoria di tipo professionale. Nonostante il lieve calo rispetto all’anno precedente, i percorsi esclusivamente scolastici rimangono la forma di offerta transitoria più scelta.

Il motivo più frequente per ricorrere a un’offerta transitoria rimane l’impossibilità di trovare un posto di tirocinio adeguato. Dopo essere aumentata dal 2021, questa quota è nuovamente diminuita nel 2026 (46%, -7 punti percentuali).

 

È leggermente aumentata la quota di giovani che frequentano un’offerta transitoria per migliorare le proprie note o recuperare il programma scolastico (13%, +8 punti percentuali). Al contrario, diminuisce nuovamente la percentuale di giovani che scelgono un’offerta transitoria perché richiesta dalla formazione che intendono intraprendere successivamente (5%, -4 punti percentuali). Gli altri motivi hanno un ruolo relativamente marginale: non aver superato l’esame di ammissione alla scuola desiderata, non aver ottenuto un posto nella scuola prescelta oppure voler migliorare le proprie competenze linguistiche. Quest’ultimo motivo era già stato indicato molto meno frequentemente nel 2024 e nel 2025 e attualmente ha raggiunto un nuovo minimo, pari all’1 per cento (2021: 8%, 2022: 6%, 2023: 14%, 2024: 5%, 2025: 6%).

Come in passato, dopo la formazione transitoria la maggior parte dei giovani desidera iniziare una formazione professionale di base. Nel 2026, la percentuale di coloro che non sanno (ancora) cosa fare dopo torna a scendere.

Anno intermedio

Nel 2026, i giovani dichiarano leggermente più spesso di prendersi un anno intermedio (viaggi, soggiorni linguistici, lavoro domestico o simili) dopo la scuola dell’obbligo (2025: 5%, 2026: 7%). Il valore rimane tuttavia inferiore a quello degli anni record 2023 e 2024. L’anno scorso, per la prima volta, tra i ragazzi che sceglievano questa opzione si registrava una lieve prevalenza dei giovani uomini rispetto alle giovani donne. Attualmente la situazione si è nuovamente capovolta: nel 2026 sono nettamente più numerose le giovani donne che scelgono un anno intermedio. Quest’anno non si conferma quindi il recente avvicinamento tra i generi. La differenza è nuovamente molto più marcata (2019: 66%, donne: 34% uomini, 2020: 61%: 39%, 2021: 66%: 34%, 2022: 66%: 34%, 2023: 57%: 43%, 2024: 54%: 46%, 2025: 48%: 52%, 2026: 72%: 28%).

Le motivazioni per scegliere una soluzione transitoria sono diverse quanto i tipi di soluzioni transitorie esistenti, come si evince dalla categoria «altro motivo». Rispetto all’anno precedente, questa quota è nuovamente diminuita in modo significativo, tornando al livello del 2023 e del 2024 (24%, -24 punti percentuali).

 

La ricerca infruttuosa di un posto di tirocinio e il desiderio di prendersi un po’ di tempo per sé sono i due motivi più frequentemente indicati per scegliere un anno intermedio. Entrambi i valori sono aumentati rispetto all’anno precedente.

Nell’anno in corso, i giovani hanno nuovamente meno un’idea di ciò che vorrebbero fare dopo l’anno intermedio (quota di indecisi nel 2018: 11%, 2019: 16%, 2020: 6%, 2021: 19%, 2022: 7%, 2023: 30%, 2024: 31%, 2025: 9%, 2026: 20%). Come opzione concreta più comune dopo l’anno intermedio, viene indicata la formazione professionale di base di tipo duale (2024: 25%, 2025: 51%, 2026: 34%). Questo valore è nettamente diminuito rispetto all’anno precedente. La formazione professionale di base di tipo scolastico, invece, è meno popolare tra i giovani che optano per l’anno intermedio (2024: 7%, 2025: 2%, 2026: 1%). Questa tendenza si è ulteriormente accentuata. Per contro, rispetto all’anno precedente, è nuovamente più diffusa l’intenzione di iniziare una scuola di maturità dopo l’anno intermedio (2019: 15%, 2020: 17%, 2021: 16%, 2022: 21%, 2023: 8%, 2024: 18%; 2025: 11%, 2026: 20%). Questo valore oscilla quindi nel tempo, soprattutto nel recente passato.

Situazione dei posti di tirocinio nelle imprese

Offerta di posti di tirocinio

Il 51 per cento delle imprese che hanno partecipato al sondaggio offre posti di tirocinio. Si tratta di una cifra nettamente inferiore rispetto all’anno precedente (2025: 56%), ma nettamente superiore rispetto al passato nella serie di rilevamenti dove il campione comprendeva circa un quarto di aziende formatrici. Dal 2023 è possibile definire la percentuale di aziende formatrici nel campione lordo del presente rilevamento, il che consente di raggiungere meglio queste ultime. Ciò spiega l’aumento dei valori a partire dal 2023 e presumibilmente anche alcune oscillazioni nell’offerta di posti di tirocinio da parte delle aziende intervistate.

Ancora una volta, la maggior parte delle imprese dichiara di aver mantenuto costante la propria offerta di posti di tirocinio rispetto all’anno precedente (73%). Anche la percentuale di quelle che offrono più o meno posti di tirocinio è rimasta pressoché stabile. Osservando l’intera serie di rilevamenti, si nota che durante la pandemia un maggior numero di aziende esprimeva incertezza a questo proposito.

Le aziende che offrono più posti di tirocinio rispetto all’anno precedente affermano con maggiore frequenza che il numero di posti offerti non è uguale ogni anno (41%). Segue la volontà di garantire il ricambio generazionale nelle professioni.

 

Rispetto agli anni precedenti, quest’ultima motivazione è citata meno frequentemente (2023: 44%, 2024: 41%, 2025: 49%, 2026: 38%). Oltre un quinto delle aziende dichiara inoltre di offrire più posti in risposta alla forte domanda da parte dei giovani (2025: 14%, 2026: 22%).

Anche quest’anno, le aziende che offrono meno posti di tirocinio rispetto all’anno scorso lo spiegano prima di tutto con le fluttuazioni naturali. Al secondo posto figurano, nel 2026, le ristrutturazioni aziendali (2025: 18%; 2026: 19%). Altri motivi sono l’attuale situazione economica (2023: 14%, 2024: 16%, 2025: 22%, 2026: 18%) e la mancanza di persone qualificate che terminano la scuola dell’obbligo (2023: 16%, 2024: 17%, 2025: 12%, 2026: 18%). Dopo l’aumento registrato l’anno scorso, quest’ultima motivazione è stata nuovamente indicata più spesso. Il quarto e il quinto motivo più frequente per la diminuzione dell’offerta di posti di tirocinio è la scarsa o l’assente domanda di posti di tirocinio da parte dei giovani (2025: 8%, 2026: 16%) e la mancanza di formatori professionali (2025: 13%, 2026: 8%). È particolarmente significativa l’evoluzione della domanda: nel 2026, le aziende che offrono meno posti di tirocinio indicano una domanda debole o assente da parte dei giovani come motivazione con una frequenza doppia rispetto al 2025.

 

Il 8 per cento dei posti di tirocinio offerti nel 2026 sono formazioni professionali di base con CFP, mentre il 92 per cento sono formazioni professionali di base con AFC. Questo rapporto si è mantenuto estremamente stabile nel tempo.

Il grafico sottostante illustra la situazione dei posti di tirocinio in base al settore. Nel 2026 quattro settori su un totale di 15 hanno rappresentato oltre la metà dell’offerta di posti di tirocinio: sanità e assistenza sociale, commercio, edilizia e industria manifatturiera.

Nel complesso, anche nel 2026 l’offerta di posti di tirocinio si mantiene prevalentemente stabile. In cinque settori si registra un aumento, in quattro una diminuzione.

Dopo che nel 2023 sia il commercio che il settore della sanità e assistenza sociale avevano registrato per la seconda volta consecutiva un leggero calo dell’offerta di posti di tirocinio; da allora, il secondo ha conosciuto una crescita duratura, che tuttavia non è proseguita ulteriormente nell’anno in esame. Dopo la stagnazione del passato più recente, il commercio registra invece una nuova, lieve crescita. Entrambi i settori mostrano quindi segnali di ripresa e consolidano il proprio ruolo di principali offerenti di posti di tirocinio.

Dopo la diminuzione dei posti offerti nell’edilizia, nel 2026 si osserva un aumento. L’offerta dell’industria manifatturiera e delle libere professioni si mantiene su livelli analoghi.

L’agricoltura e l’economia forestale arretrano di due posizioni rispetto all’anno scorso e registrano una leggera flessione. Il settore rimane tuttavia una componente stabile del mercato dei posti di tirocinio e continua a mantenersi su livelli superiori a quelli degli anni precedenti al 2023.

Nel settore dell’educazione e insegnamento si registrano forti oscillazioni annue che, a causa della quota complessivamente esigua, risultano particolarmente evidenti e non devono essere sovrainterpretate.

Nell’amministrazione pubblica e nel ramo finanziario e assicurativo l’offerta di posti di tirocinio rimane costantemente bassa, come già osservato nel 2024 e nel 2025. Dopo i picchi del 2021, entrambi i settori si sono nel frattempo ritagliati un proprio segmento di nicchia, stabile ma relativamente piccolo.

Anche per il 2027, la maggioranza delle aziende prevede di offrire lo stesso numero di posti di tirocinio dell’anno precedente. Questa categoria è la più numerosa lungo l’intera serie storica, sebbene la sua quota sia diminuita negli ultimi due anni. Attualmente si mantiene allo stesso livello dell’anno precedente (47%). Solo una piccola minoranza delle aziende intende offrire più posti di tirocinio. Questa quota è leggermente aumentata dal 2020, ma rimane a un livello basso. Anche il numero di aziende che prevedono di diminuire i posti di tirocinio si mantiene relativamente stabile, con poche fluttuazioni. La quota di aziende che non ha ancora preso una decisione o non fornisce una risposta è rimasta invariata rispetto all’anno scorso, segnalando una persistente prudenza o incertezza nella pianificazione.

Le aziende dei settori dell’informazione e comunicazione e dell’educazione e insegnamento esprimono un’incertezza superiore alla media riguardo alla pianificazione dei posti di tirocinio per gli anni successivi.

Le grandi aziende con 100 o più collaboratori continuano a dare importanza alla formazione e dichiarano più spesso delle altre di voler offrire più posti di tirocinio l’anno prossimo (100+ occupati: 13%, 10-99 collaboratori: 8%, 2-9 collaboratori: 6% in più di posti di tirocinio). Le aziende più piccole, invece, sono più spesso indecise o non rispondono (100+ occupati: 24%, 10-99 collaboratori: 29%, 2-9 collaboratori: 38% non so / nessuna risposta).

Nella pianificazione si considerano inoltre altri fattori, come ad esempio l’offerta di posti a tempo parziale: La maggior parte delle aziende mantiene un atteggiamento neutrale nei confronti del tirocinio a tempo parziale (32%, +2 punti percentuali). Rispetto ai due anni precedenti, aumenta tuttavia la quota di chi esprime un giudizio negativo su questo modello: il 33% (2024: 25%, 2025: 29%) è contrario a una riduzione dell’orario di lavoro e al conseguente prolungamento della durata dell’apprendistato. Il 26 per cento valuta invece positivamente il tirocinio a tempo parziale (-3 punti percentuali). Un dato interessante: le insicurezze in merito al tirocinio a tempo parziale sono più diffuse nella Svizzera italofona e francofona che nella Svizzera tedesca (ICH: 25%, FCH: 14%, DCH: 7% non so / nessuna risposta).

Assegnazione dei posti di tirocinio

Ad agosto 2026 l’88 per cento dei posti di tirocinio disponibili risultava assegnato. Si tratta di un numero simile a quello registrato nello stesso periodo degli anni precedenti. Pertanto, a livello svizzero, anche nel 2026 non si segnalano problemi nell’assegnazione dei posti di tirocinio. Tra i posti assegnati, il numero delle formazioni professionali di base duali che si concludono con il certificato federale di formazione pratica è leggermente inferiore a quello delle formazioni professionali di base con attestato federale di capacità (CFP: 77%, AFC: 89%). Nell’anno in corso la differenza è leggermente maggiore rispetto ai due anni precedenti.

La situazione dei posti di tirocinio nel 2026 evidenzia notevoli differenze tra i vari settori. Nel settore degli altri servizi e dell’edilizia rimane vacante più di un posto di tirocinio su cinque. Va osservato che nel settore dell’edilizia si registra un’offerta maggiore, mentre quella degli altri servizi continua a stagnare. La percentuale di posti vacanti è elevata anche negli altri servizi economici, nel settore alberghiero e della ristorazione, nell’agricoltura e nell’economia forestale. Soprattutto negli altri servizi economici e nel settore alberghiero e della ristorazione, a un’elevata percentuale di posti di tirocinio vacanti si contrappone una quota relativamente bassa di posti di tirocinio offerti rispetto all’intero mercato dei posti di tirocinio.

Nell’agricoltura ed economia forestale l’offerta di posti di tirocinio è aumentata dal 2023 in poi. L’anno scorso la percentuale di posti di tirocinio vacanti è salita al 20 per cento, mentre quest’anno si è attestata al 15 per cento nonostante il calo dei posti offerti.

L’industria manifatturiera contribuisce in misura sostanziale all’offerta complessiva, ma in passato ha dovuto fare i conti con una quota relativamente elevata di posti di tirocinio vacanti e quindi con ricorrenti problemi di reclutamento. Nell’anno in corso, tuttavia, a fronte di un’offerta simile, la percentuale di posti di tirocinio vacanti è leggermente diminuita.

 

Lo stesso andamento si osserva anche nel commercio: con un aumento del 16 per cento dell’offerta, il settore è uno dei maggiori offerenti e quest’anno registra un calo dei posti vacanti.

Il settore della sanità e assistenza sociale rappresenta il 18 per cento dell’offerta complessiva ed è quindi anche quest’anno uno dei principali mercati per i posti di tirocinio. Nonostante ciò, la percentuale di posti vacanti è relativamente bassa (7%), a dimostrazione della forte domanda.

Un caso particolare è rappresentato dalla categoria degli altri servizi economici, dove l’assegnazione dei posti di tirocinio è aumentata notevolmente dopo un record negativo nel 2025 (7% di posti vacanti): nel 2026 in questo settore è rimasto vacante il 17 per cento dei posti. Al contempo, la quota del settore sull’offerta complessiva è rimasta relativamente stabile, determinando un lieve peggioramento della situazione.

Nel settore dell’educazione e insegnamento si osserva un andamento opposto: mentre l’offerta rimane relativamente bassa (calata del 3%), nel 2026 la quota di posti di tirocinio vacanti sale al 13 per cento. Negli ultimi anni questa quota ha registrato alcune oscillazioni, che, considerato il numero ridotto di casi, vanno interpretate con cautela (2024: 15%, 2025: 2%, 2026: 13%).

Altri settori, come l’amministrazione pubblica, i servizi finanziari e assicurativi o l’informazione e comunicazione, offrono una quota ridotta del totale di posti di tirocinio (2-3%), ma al contempo registrano una bassa percentuale di posti vacanti.

Motivi e soluzioni per i posti di tirocinio rimasti vacanti

Le aziende che offrono posti di tirocinio si trovano a fronteggiare una duplice sfida: ricevere un numero sufficiente di candidature e, allo stesso tempo, trovare candidati adatti.

L’anno scorso, il motivo più frequentemente indicato per i posti di tirocinio rimasti vacanti era l’inadeguatezza delle candidature. Nel 2026 questa quota è leggermente diminuita (53%, -3 punti percentuali), portandosi allo stesso livello della quota di aziende che dichiarano di non aver ricevuto alcuna candidatura (53%). Quest’ultimo valore è invece rimasto stabile. Rispetto a questi, gli altri motivi addotti sono meno rilevanti: rispetto all’anno precedente, con il 16 per cento è leggermente aumentata la quota di aziende che indicano le rinunce dei candidati con breve preavviso (+4 punti percentuali). Molto più frequente rispetto al 2025 è invece il riferimento ad altri motivi (25%, +13 punti percentuali).

 

Le ragioni sono molto eterogenee: spaziano da nuovi requisiti (come la riforma della formazione per impiegati di commercio), a oscillazioni periodiche interne all’azienda, fino alla carenza di risorse.

Salta all’occhio la differenza tra i posti di tirocinio CFP e AFC: Per i posti di tirocinio CFP prevale ancora il problema della mancanza di candidature (60%, +3 punti percentuali). È invece nettamente diminuita la quota di candidature non idonee (28%, -22 punti percentuali). Per i posti di tirocinio AFC la situazione è inversa: le candidature inadeguate sono al primo posto (50%, -1 punto percentuale), benché l’assenza di candidature rimanga un motivo rilevante, con una quota invariata del 46 per cento. Le aziende segnalano inoltre più spesso rinunce dell’ultimo momento per i posti di tirocinio AFC che per quelli CFP, sebbene quest’anno la differenza sia meno marcata.

Solo in casi eccezionali le aziende cancellano o non rimettono più a concorso i posti di tirocinio rimasti vacanti; tuttavia, ma quest’anno questa opzione viene presa in considerazione con una frequenza mai registrata prima (2023: 5%, 2024: 4%, 2025: 9%, 2026: 9%). La soluzione più frequente resta quella di pubblicare nuovamente i posti vacanti l’anno successivo (2023: 84%, 2024: 85%, 2025: 77%, 2026: 76%), anche se il valore è leggermente diminuito.

Dall’inizio della pandemia si registra un aumento della quota di aziende che mantengono aperte le candidature per i posti vacanti per occuparli eventualmente nel corso dell’anno (2018: 52%, 2019: 50%, 2020: 66%, 2021: 61%, 2022: 64%, 2023: 74%, 2024: 70%, 2025: 59%, 2026: 67%). Dopo il calo registrato nel 2024 e nel 2025, nel 2026 si osserva un nuovo aumento.

Profilo dei nuovi apprendisti

Tra i nuovi apprendisti che hanno iniziato una formazione professionale di base duale nell’estate del 2026, gli uomini continuano a rappresentare la maggioranza (57%) contro il 43 per cento delle donne. La proporzione tra i sessi è relativamente stabile nel tempo, ma attualmente si è leggermente spostata a favore degli uomini. Nel 2026, il 41 per cento dei nuovi apprendisti ha più di 16 anni. Il dato è vicino alla media della serie di rilevamenti, pur collocandosi nella fascia inferiore dei valori registrati (2018: 60%, 2019: 49%, 2020: 37%, 2021: 44%, 2022: 43%, 2023: 47%, 2024: 42%, 2025: 44%, 2026: 41%). Ciò significa che spesso chi decide di iniziare un tirocinio non lo fa immediatamente dopo la scuola dell’obbligo. Questa constatazione è confermata dalle dichiarazioni delle aziende, secondo le quali il 6 per cento degli apprendisti che hanno iniziato un tirocinio nell’estate 2026 aveva già un CFP o un AFC. La quota è nuovamente nettamente inferiore al massimo registrato nel 2023 e quest’anno si attesta sul livello più basso del 2024 (6%).

Nel 2026 di nuovo più della metà delle aziende formatrici offre la possibilità di conseguire la maturità professionale parallelamente al lavoro. Tuttavia, quest’anno il valore è leggermente diminuito (2020: 58%, 2021: 53%, 2022: 59%, 2023: 50%, 2024: 54%, 2025: 54%, 2026: 51%).

 

Questa opportunità viene sfruttata dal 5 per cento dei nuovi apprendisti (2018: 5%, 2019: 8%, 2020: 6%, 2021: 9%, 2022: 9%, 2023: 10%, 2024: 6%, 2025: 6%, 2026: 5%). Per la terza volta consecutiva, quindi, il valore si colloca nella fascia più bassa dall’inizio dei rilevamenti; a questo si aggiungono notevoli oscillazioni da un settore all’altro. Nel settore delle libere professioni, il 22 per cento dei nuovi apprendisti intende conseguire la maturità professionale; nell’industria manifatturiera la quota è del 20 per cento e nel settore della sanità e assistenza sociale del 15 per cento. Si tratta dei valori più alti registrati nel 2026. Negli ultimi due settori, rispetto all’anno precedente, è aumentata sensibilmente la quota di nuovi apprendisti che intendono conseguire la maturità professionale. Nel settore dei servizi finanziari e assicurativi questa quota è invece diminuita. Nel 2026 nessun altro settore supera la soglia del 6 per cento. Soltanto il commercio raggiunge esattamente il 6 per cento (-2 punti percentuali).

Titoli rilasciati alla fine del tirocinio

In Svizzera, una quota rilevante delle formazioni professionali di base viene offerta dalle PMI, anche se quest’anno si osserva un lieve cambiamento nella distribuzione. La maggior parte degli apprendisti che hanno concluso il tirocinio nel 2026 ottenendo il relativo titolo è stato formato da piccole aziende con 2-9 collaboratori (35%) o da aziende con più di 100 collaboratori. Nelle aziende con 10-99 collaboratori la quota è del 30 per cento. Quest’anno la distribuzione tra le diverse dimensioni aziendali risulta quindi molto equilibrata.

Ancora una volta, la quota più elevata di tirocini conclusi con successo si registra nel settore della sanità e assistenza sociale e nel commercio. Al terzo posto si colloca l’industria manifatturiera, seguita a pari merito da agricoltura ed economia forestale ed edilizia.

Osservando l’intera serie di rilevamenti, si nota che i settori di formazione che nella prima metà di questi erano considerati in crescita (commercio, settore finanziario e assicurativo, pubblica amministrazione) hanno prima o poi interrotto la loro ascesa. Lo dimostra il fatto che il numero degli apprendisti che hanno ottenuto il titolo è stagnante o in calo.

Nel settore del commercio, il numero di tirocini conclusi con successo è tornato ai livelli pre-pandemia, dopo valori record nel periodo 2020-2022.

 

E dopo la stabilizzazione nel settore della sanità e assistenza sociale, nell’anno in corso si registra un aumento, che si avvicina al picco del 2020. Il settore si è quindi ripreso dal minimo registrato nel 2023.

Nell’industria manifatturiera e nell’edilizia la situazione si presenta relativamente stabile. Recentemente il settore dell’agricoltura ed economia forestale ha registrato fluttuazioni più marcate. Un calo si osserva nel settore delle libere professioni. L’aumento registrato nella seconda metà della serie di rilevamenti non proseguirà quindi nel 2026.

Il settore del trasporto, che tra il 2021 e il 2023 era a un livello basso, si è nel frattempo stabilizzato al livello del 5 per cento.  Ciò conferma che i valori molto bassi rappresentavano un’eccezione. Lo stesso vale per il settore dell’informazione e comunicazione, che dopo il minimo del 2024 (1%) si è nuovamente stabilizzato al 4 per cento nel 2026.

Nell’amministrazione pubblica e nei servizi assicurativi e finanziari il numero di apprendisti che completano il tirocinio è salito costantemente fino al 2021 per poi scendere di nuovo. Tuttavia, da 3 o rispettivamente 4 anni il valore si è stabilizzato, sia pure su un livello più basso.

Fino al 2022 la maggior parte degli apprendisti lasciava l’azienda dopo aver completato il tirocinio. Nel 2022 c’è stata una brusca inversione di tendenza. Quest’anno, per la quarta volta consecutiva, la quota di persone che lasciano l’azienda di formazione al termine del tirocinio è solo leggermente inferiore alla metà.

Ciò conferma che il 2022 è stato un’eccezione legata alle incertezze generate dalla pandemia di coronavirus. La percentuale di assunzioni a tempo determinato o di situazioni in sospeso rimane stabile.

Uno sviluppo duraturo verso un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato si osserva nel settore delle libere professioni, anche se in leggero calo quest’anno, e nel settore della sanità e assistenza sociale. La quota di assunzioni a tempo indeterminato è aumentata nel settore del trasporto che attualmente è quello con la percentuale più elevata di giovani assunti a tempo indeterminato al termine del tirocinio. Nell’industria manifatturiera si osserva invece una tendenza al calo nel lungo periodo.

Degna di nota è anche quest’anno la situazione nei servizi finanziari e assicurativi:

dopo il netto calo del 2024, nel 2025 la percentuale di apprendisti che ottengono un impiego fisso al termine del tirocinio è risalita nettamente (51%) e attualmente si attesta al 43 per cento. Nell’edilizia il numero di dipendenti a tempo indeterminato rimane elevato, mentre nel settore dell’educazione e insegnamento dal 2023 si registrano forti oscillazioni annuali.

A differenza dell’anno scorso, la maggior parte dei giovani assunti a tempo indeterminato al termine del tirocinio non si trova più nelle aziende più piccole, bensì in quelle più grandi (2-9 collaboratori: 29%, 10-99 collaboratori: 33%, oltre 100 collaboratori: 38%).

Scheda tecnica

Nota bene:

I valori assoluti indicati nello studio sono frutto di stime. Sulla base dei risultati dei campioni, si sono cioè stimati i valori corrispondenti alla popolazione statistica. Per quanto riguarda i giovani, le stime si basano sui ragazzi che hanno frequentato il decimo anno scolastico nell’anno precedente, secondo la statistica dell’UST sulle persone in formazione.

Per quanto riguarda le imprese, le stime si basano sui dati delle iscrizioni alla formazione professionale di base dell’anno precedente (UST). I dati relativi alle stime sono riportati nella versione integrale del rapporto di ricerca relativo al progetto.

 

Nel 2023, i campioni di entrambi i gruppi target sono stati ottimizzati: ad essere intervistati sono ora giovani tra i 15 e i 17 anni e non più tra i 14 e i 16 anni, così da coinvolgere un numero maggiore di ragazze e ragazzi all’ultimo anno di scolarità obbligatoria.

Per quanto riguarda le aziende adesso viene rilevato in anticipo quali formano e quali no. La quota di aziende formatrici nel campione è stata intenzionalmente aumentata.

Giovani

Gruppo target: cittadini residenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni (dal 2023: 14-16 anni in Ticino, 15-17 anni nel resto della Svizzera; in precedenza 14-16 anni in tutta la Svizzera) che hanno partecipato al sondaggio di aprile e che hanno terminato la scuola dell’obbligo in estate

Fonti degli indirizzi: base di campionamento (Ufficio federale di statistica)

Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online)

Periodo del sondaggio: 10.07. – 01.09.2026

Totale degli intervistati: N = 2’003

Margine di errore: ± 2.2 in caso di 50/50 e 95% di probabilità

Tasso di risposta: 68%

Ponderazione: 1° livello: numero di giovani per Cantone; 2° livello: età e sesso correlati per Cantone

Aziende

Gruppo target: Aziende con almeno due collaboratori che hanno partecipato al sondaggio di aprile

Fonti degli indirizzi: registro delle imprese (Ufficio federale di statistica)

Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online/cartaceo)

Periodo del sondaggio: 10.07. – 01.09.2026

Totale dei partecipanti: N = 3’808

Margine di errore: ± 1.6 in caso di 50/50 e 95% di probabilità

Tasso di risposta: 82%

Ponderazione: 1° livello: numero di aziende per regione linguistica; 2° livello: ripartizione NOGA correlata per regione linguistica

Team di progetto gfs.bern

Lukas Golder: politologo e ricercatore dei media, co-direttore gfs.bern

Adriana Pepe: politologa, project manager

Alessandro Pagani: politologo, assistente di ricerca

 

Consulenza esterna

Prof. Dr. Stefan C. Wolter, professore di economia della formazione presso l’Università di Berna