Indagine presso i giovani e le aziende su incarico della Segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI
Obiettivi e metodologia dello studio
L’obiettivo del barometro della transizione è rilevare le scelte formative compiute dai giovani al termine della scuola dell’obbligo e valutare la si tuazione relativa al mercato svizzero dei posti di tirocinio.
A tal fine ogni anno viene svolto un sondaggio online in tre lingue articolato in due fasi (aprile/marzo e agosto) tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni (eccezione Ticino: 14-16 anni) e le aziende con almeno due dipendenti (archivio barometro della transizione).
La presente sintesi riflette i risultati principali della seconda fase di rilevamento del 2025. I valori assoluti indicati nello studio sono frutto di stime. Sulla base dei risultati dei campioni, si sono cioè stimati i valori corrispondenti alla popolazione statistica.
I risultati della seconda tornata del 2025 si basano su un sondaggio rappresentativo condotto presso 1’943 giovani e 3’927 aziende in tutta la Svizzera. Per i dettagli sulla metodologia rimandiamo alla scheda tecnica.
La sintesi relativa al rilevamento di aprile può essere consultata qui: Cockpit aprile 2025. La versione integrale del rapporto di ricerca sarà pubblicata all’inizio di dicembre 2025.
Dei 93’026 giovani che hanno terminato la scuola dell’obbligo nell’estate 2025, il 50 per cento ha iniziato una formazione professionale di base, mentre il 34 per cento ha scelto una formazione generale. Il 16 per cento ha dovuto o voluto ripiegare su una soluzione transitoria: l’11 per cento ha optato per una formazione transitoria, il 5 per cento per un anno intermedio.
Quest’anno il numero di giovani che hanno scelto il percorso formativo generale è simile a quello del 2024 (2025: 34%). Il trend negativo osservato dal 2020 in poi si è arrestato, almeno per il momento. Al tempo stesso, è leggermente aumentata la percentuale di giovani che iniziano una formazione professionale di base duale (2024: 41%, 2025: 46%). La percentuale di giovani che hanno scelto una formazione transitoria è rimasta stabile. Il numero di quelli che optano per un anno intermedio diminuisce invece nettamente nel 2025, tornando ai livelli degli anni 2018-2022; gli alti valori degli ultimi due anni si sono quindi rivelati un’eccezione.
È importante sottolineare che questi numeri rappresentano solo una parte della domanda di posti di tirocinio, ovvero quella dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni che hanno concluso la scuola dell’obbligo.
Il 56 per cento delle aziende intervistate forma apprendisti. Nel 2025 hanno offerto complessivamente 87’342 formazioni professionali di base di tipo duale con inizio della formazione nell’estate del 2025. L’alta percentuale di aziende formatrici è legata alla base del campione: le aziende che formano sono sovrarappresentate nel campione poiché rivestono un particolare interesse nell’ambito del barometro della transizione.
Uno stabile 90 per cento dei posti di tirocinio assegnati nel 2025 è costituito da formazioni professionali di base che portano al conseguimento di un attestato federale di capacità (AFC), mentre il restante 10 per cento è costituito da formazioni professionali di base con certificato federale di formazione pratica (CFP).
Rispetto al 2024, la maggior parte delle aziende che formano apprendisti ha mantenuto costante la propria offerta di posti di tirocinio anche nel 2025 (72%). Il 12 per cento delle aziende offre più posti rispetto all’anno precedente, l’8 per cento ne offre di meno.
Tra i motivi più frequenti per i posti di tirocinio vacanti, le aziende indicano l’inadeguatezza delle candidature o la loro completa assenza.
L’87 per cento, ovvero 75’839 dei posti di tirocini disponibili, è stato occupato entro agosto 2025. Questa percentuale è in linea con i valori degli anni precedenti e indica, nel complesso, un’assegnazione regolare dei posti di tirocinio nell’estate del 2025.
Secondo le aziende, il motivo più frequente per i posti di tirocinio vacanti è l’inadeguatezza delle candidature ricevute. Al secondo posto viene indicata la completa assenza di candidature. L’offerta, dunque, è superiore alla domanda. D’altra parte, rispetto agli anni prima del 2023 diminuisce leggermente la quota di giovani che dichiara di aver ottenuto il tirocinio dei propri sogni. Sul fronte della domanda, quindi, i giovani hanno dovuto fare un po’ più spesso dei compromessi nella scelta della futura professione.
Tuttavia, in questo caso non è possibile valutare in modo esaustivo la situazione sul mercato svizzero dei posti di tirocinio, poiché il barometro della transizione non tiene conto dei candidati che hanno completato la scuola dell’obbligo prima del 2025 – e che quindi entrano nel mercato più tardi rispetto ai giovani intervistati. Secondo i dati forniti dalle aziende, le persone con più di 16 anni che iniziano una formazione professionale di base nel 2025 sono il 44 per cento.
Giovani
Per la stragrande maggioranza dei giovani interessati a un tirocinio, il processo di candidatura rappresenta un’esperienza positiva. Nel 45 per cento dei casi la valutazione è molto positiva, nel 42 per cento piuttosto positiva. Solo una piccola minoranza del 7 per cento si esprime in modo negativo sul processo di candidatura.
Il quadro è confermato dall’esito generale delle candidature: nel 2025 il numero medio di risposte negative ricevuto dai giovani è il più basso mai registrato dall’inizio dei rilevamenti.
In questo contesto, spicca il fatto che i giovani della Svizzera tedesca valutano il loro processo di candidatura molto più positivamente rispetto a quelli della Svizzera francofona e italofona.
Per quanto riguarda le difficoltà della candidatura per un posto di tirocinio, i giovani mettono in rilievo soprattutto quelle di ordine pratico. Al primo posto: scrivere la candidatura, che per il 34 per cento dei giovani rappresenta la sfida più ardua. Quasi altrettanti (32%) trovano difficoltosa la ricerca di un posto di tirocinio adatto. Poco meno di un quarto indica come sfida del processo di candidatura le numerose risposte negative.
Un altro problema molto sentito è trovare la professione giusta: il 22 per cento lo indicano come una delle maggiori difficoltà. Altri ostacoli sono la mancanza di risposte da parte delle aziende (17%) e la paura di un rifiuto (15%). Il colloquio di selezione viene avvertito come una sfida considerevole dal 14 per cento.
Meno spesso vengono indicati il fatto di aver iniziato tardi a candidarsi (8%), la mancanza di supporto da parte dei genitori o della scuola (4%), i problemi linguistici o di comunicazione e la discriminazione (3% ciascuno). Solo sporadicamente i giovani segnalano come difficoltà i problemi con le candidature online o la mancanza di accesso al computer e a Internet.
Nel complesso, emerge che solo una piccola parte dei giovani deve affrontare ostacoli strutturali o sociali: le difficoltà incontrate sono soprattutto quelle tipiche del processo di candidatura stesso, ossia la stesura della documentazione, la ricerca di un posto di tirocinio e la gestione delle risposte negative.
Aziende
Le aziende guardano in modo più critico al processo di candidatura. Non solo indicano l’assenza o l’inadeguatezza delle candidature come principali motivi per i posti di tirocinio vacanti, ma lamentano anche la scarsa corrispondenza di molti candidati ai requisiti richiesti per la professione. In concreto, il 36 per cento delle aziende formatrici dichiara di ricevere molto o piuttosto spesso candidature da candidati inadatti.
Un altro 35 per cento dice di riceverle occasionalmente.
Tuttavia, al massimo per il 12 per cento delle aziende si può parlare di una debolezza generale dell’offerta. Il 14 per cento dice di trovarsi occasionalmente nella situazione di non ricevere alcuna candidatura per i posti di apprendistato offerti. Alla stragrande maggioranza questo però accade raramente o non accade mai.
Tra i difetti concreti delle candidature per i posti di tirocinio, le aziende indicano prima di tutto le note scolastiche carenti. Vengono citate spesso anche le carenze linguistiche, come gli errori di ortografia e grammatica, una motivazione poco chiara o una candidatura impersonale.
Circa un terzo delle aziende lamenta una scarsa corrispondenza tra le candidature e i requisiti professionali, quasi altrettante la mancanza di idee precise sulla professione o aspettative irrealistiche.
Un quarto indica l’incompletezza della documentazione. Più raramente, ma comunque in misura rilevante, vengono citati la mancanza di affidabilità o il mancato rispetto degli appuntamenti, una presenza debole durante il colloquio o una documentazione non strutturata.
La mancanza di sostegno da parte della scuola o dei genitori è menzionata dal 9 per cento; le difficoltà tecniche nella candidatura digitale svolgono solo un ruolo secondario (3%).
Le aziende a cui è già capitato di non ricevere nessuna candidatura lo spiegano principalmente con la scarsità di candidati adatti. Altri motivi citati sono l’accademizzazione e la scarsa attrattiva della professione di tirocinio. Tra le aziende interessate dal problema delle candidature scarse o assenti, circa una su cinque indica tra i motivi la concorrenza da parte di altre aziende formatrici.
Anche la posizione geografica svolge un ruolo importante: se la sede è difficilmente raggiungibile per gli apprendisti, l’offerta di lavoro diminuisce ulteriormente.
Infine, con spirito di autocritica, alcune aziende indicano anche motivi come la scarsa notorietà dell’azienda, le attività di reclutamento insufficienti o la mancanza di fringe benefit.
I giovani vivono il processo di candidatura prevalentemente in modo positivo. Le difficoltà riguardano soprattutto gli aspetti pratici, come la stesura della documentazione, la ricerca di un posto di tirocinio e la gestione delle risposte negative. Le aziende, invece, giudicano la qualità delle candidature in modo più critico e lamentano scarsi risultati scolastici, carenze linguistiche e una motivazione poco chiara.
Non si può parlare di una debolezza generalizzata dell’offerta. Le risposte delle aziende e dei giovani mostrano piuttosto una divergenza tra le aspettative delle aziende, le competenze dei giovani e il modo in cui questi ultimi percepiscono il proprio modo di presentarsi agli altri. È quindi decisivo migliorare in modo mirato l’interfaccia tra requisiti e competenze.
Soddisfazione generale dei giovani alla transizione I
Sempre più giovani alla transizione I guardano al futuro con sentimenti contrastanti. Una risicata maggioranza (51%) resta fiduciosa per quanto riguarda il proprio futuro. Si tratta tuttavia del livello più basso degli ultimi cinque anni.
Il futuro della società nel suo complesso viene valutato in modo complessivamente più cauto e percepito come più cupo. I dati del 2025 lo confermano ancora una volta.
Il grado di soddisfazione dei giovani intervistati in merito alla propria situazione formativa rimane elevato anche nel 2025. Sebbene si osservi un leggero trend negativo nel breve periodo, la media rimane stabile rispetto al 2024. Su una scala da 0 a 10, la soddisfazione relativa alla situazione formativa al termine della scuola dell’obbligo raggiunge un valore medio di 7.1 (+0.1). Per quanto riguarda la vita in generale, la soddisfazione cresce rispetto all’anno precedente. Nel 2025 la media si attesta a 7.4 (+0.3).
Anche nel 2025, la scelta formativa è stata effettuata liberamente nella stragrande maggioranza dei casi.
Un’ampia maggioranza dei giovani non vede l’ora di iniziare la formazione. Tuttavia, questi valori sono in calo dal 2021.
Il 73 per cento dichiara di aver trovato il percorso formativo dei propri sogni o una soluzione ideale. Si tratta ancora di un valore elevato, ma ai livelli minimi dall’inizio del rilevamento. Un numero di giovani simile a quello del 2024 (39%) dichiara di aver avuto difficoltà nella scelta del percorso formativo. Il 20 per cento definisce la propria scelta come soluzione di compromesso (-2 punti percentuali); il 27 per cento come soluzione transitoria, un valore più basso rispetto ai due anni precedenti.
Dal punto di vista dei giovani, quindi, anche nel 2025 la situazione alla transizione I può essere considerata complessivamente soddisfacente. Rispetto ai due anni precedenti, la formazione scelta viene definita meno spesso come soluzione transitoria. Tuttavia, il grande entusiasmo per l’inizio della formazione manifestato all’inizio della serie di rilevamenti si è un po’ affievolito negli ultimi anni.
Scelta formativa dopo la scuola dell’obbligo
Nell’estate del 2025 il 78 per cento dei giovani ha iniziato la formazione che aveva indicato come preferita nel sondaggio di aprile. Questo valore è leggermente in calo nel breve periodo e scende per la seconda volta sotto la soglia dell’80 per cento. Tra il 2018 e il 2023 oscillava tra l’81 e l’86 per cento. L’11 per cento segue una formazione diversa da quella di prima o seconda scelta. Dopo il leggero aumento di 3 punti percentuali dello scorso anno, il valore è sceso nuovamente al livello del 2023 (11%).
La formazione professionale di base, di tipo duale (42’986/46%) oppure organizzata come percorso scolastico (3’747/4%), rimane l’opzione più frequente al termine della scuola dell’obbligo. Ciò vale in particolare per i giovani uomini (uomini: 54%, donne: 46%), mentre le donne scelgono più spesso un percorso formativo generale (donne: 38%, uomini: 29%). Nel 2025, per la terza volta consecutiva, la differenza di genere si presenta un po’ meno accentuata rispetto agli anni precedenti. Complessivamente, il 34 per cento dei giovani tra i 14 e i 17 anni inizia il liceo o una scuola specializzata (+2 punti percentuali).
Quest’anno il percorso formativo generale viene intrapreso di nuovo un poco più spesso rispetto all’anno precedente. Questa scelta si conferma molto diffusa nella Svizzera italofona e francofona (DCH: 22%, FCH: 55%, ICH: 68%).
Rispetto agli anni precedenti, il numero di giovani che dopo la scuola dell’obbligo scelgono una formazione transitoria è leggermente aumentato (10’084/11%), con una proporzione tra i sessi ancora ben equilibrata (uomini: 11%, donne: 10%). Il 5 per cento (-8 punti percentuali) si prende un anno intermedio (viaggi, soggiorno linguistico, lavoro domestico ecc.). Come sempre, le donne scelgono questo percorso con una maggiore frequenza rispetto agli uomini (uomini: 3%, donne: 5%). A quanto pare, gli ultimi due anni hanno rappresentato un’eccezione e adesso si sta tornando al livello precedente.
Negli ultimi tre anni si era registrato un calo della percentuale di giovani che desiderano intraprendere il percorso formativo generale. Nel rilevamento attuale questa tendenza non viene confermata. La percentuale di chi, dopo la scuola dell’obbligo, sceglie un percorso formativo generale non è diminuita ulteriormente. Questo sviluppo vale per entrambi i sessi. In particolare, è aumentata la percentuale di giovani uomini che intraprendono il percorso formativo generale e se ne conferma la grande popolarità tra le giovani donne. (Uomini: 29%, donne: 38%).
Formazione professionale di base
Nella categoria «formazione professionale di base» (46’732) rientrano sia i giovani che iniziano un percorso di tipo duale (42’986/92%) sia quelli che scelgono una formazione professionale di base di tipo scolastico (3’747/8%). Questi ultimi rimangono chiaramente in minoranza a livello nazionale, e il rapporto si mantiene stabile anche nel 2025. Tuttavia, questa scelta è influenzata dalla regione linguistica: nella Svizzera francofona, la percentuale di giovani impegnati in formazioni professionali di base di tipo scolastico è più alta rispetto alla Svizzera tedesca e a quella italofona. Il 40 per cento dei giovani indica come motivo principale di tale scelta il fatto di ritenere il percorso scolastico più consono alle proprie inclinazioni (2018: 52%, 2019: 55%, 2020: 50%, 2021: 51%, 2022: 53%, 2023: 59%, 2024: 54%). Come negli anni precedenti, il secondo motivo è l’impossibilità di trovare un posto di tirocinio adatto (2022: 22%, 2023: 21%, 2024: 21%, 2025: 33%). Questo valore è aumentato rispetto agli anni precedenti.
La maggior parte dei giovani intraprende un tirocinio di tre o quattro anni (61% risp. 33%) che termina con il conseguimento dell’attestato federale di capacità (AFC). Le formazioni di durata biennale con certificato federale di formazione pratica (CFP) si attestano al 6 per cento e rimangono un’eccezione.
Il 22 per cento dei giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nel 2025 intende conseguire parallelamente anche la maturità professionale. Questo valore è leggermente diminuito rispetto al 2021 e al 2022 e attualmente si attesta al livello dei primi e ultimi due anni di rilevamento (2018: 21%, 2019: 20%, 2020: 30%, 2021: 31%, 2022: 26%, 2023: 23%, 2024: 21%). Scende leggermente, al 58 per cento, la quota di chi intende conseguire la maturità professionale (-6 punti percentuali). Inoltre, un numero maggiore di giovani si dichiara incerto su questo punto.
Il motivo più frequente per conseguire una maturità professionale rimane la prospettiva di migliori opportunità di carriera. Dopo l’aumento dell’anno precedente, questo valore torna al livello del 2023 (2023: 51%, 2024: 58%, 2025: 48%). Il secondo motivo più frequente per scegliere la maturità professionale è l’intenzione di proseguire gli studi in futuro (2023: 32%, 2024: 23%; 2025: 29%). Attualmente questo valore è di nuovo in leggero aumento.
A livello di genere, si osserva che i giovani uomini menzionano più frequentemente le migliori opportunità di carriera (uomini: 57%, donne: 37%) mentre le giovani donne indicano più spesso gli studi successivi come motivazione per una maturità professionale (donne: 35%, uomini: 24%). Inoltre, nel 2025 sale la percentuale di giovani donne che indicano «altri motivi» per la loro decisione (donne: 17%, uomini: 9%).
Chi opta contro la maturità professionale lo fa principalmente per paura dello stress eccessivo (2022: 19%, 2023: 19%, 2024: 23%, 2025: 25%), per generale mancanza di interesse (2022: 26%, 2023: 24%, 2024: 21%, 2025: 22%) o perché ha deciso di conseguire la maturità professionale solo dopo aver concluso la formazione professionale di base (21%). Pertanto, lo stress eccessivo guadagna ulteriormente importanza come fattore a sfavore della maturità professionale, mentre l’intenzione di rimandarla a dopo il tirocinio viene citata con minor frequenza.
Il 91% dei giovani che inizieranno una formazione professionale di base nel 2025 afferma che l’apprendistato attuale corrisponde a quello desiderato.
Le 10 professioni più gettonate nel 2025 sono illustrate nel grafico qui sotto. Non bisogna dimenticare che da un anno all’altro vi possono essere forti oscillazioni, in quanto per ogni professione le dimensioni del campione sono piuttosto ridotte e il margine di errore è molto ampio. Nel 2025 tornano di nuovo nella top 10 la formazione professionale di base per meccatronico/a d’automobili e quella per impiegato/a in logistica . Ne escono invece le formazioni professionali di base per disegnatore/disegnatrice e assistente di studio medico. Quest’ultima manca la top 10 solo per un soffio. Degno di nota è l’ulteriore calo della formazione professionale di base più gettonata in assoluto, quella per impiegato/a di commercio. Nel breve periodo, il numero di giovani che scelgono questo tirocinio è in diminuzione. Al contrario, cresce in modo significativo la percentuale di quelli che scelgono una formazione professionale di base nel settore sanitario o come impiegati del commercio al dettaglio.
Tra i giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base nel 2025 gli uomini (24’222/56%) sono nuovamente più numerosi delle donne (18’763/44%). Finora questa proporzione tra i sessi si è dimostrata relativamente stabile. Nel 2025 si osserva però un leggero spostamento: sebbene i giovani uomini rappresentino ancora la maggioranza, la percentuale di giovani donne che scelgono una formazione professionale di base è nettamente aumentata.
Nel 2025 si confermano differenze significative per quanto riguarda le professioni preferite dai sessi.
Solo quella di impiegato/a di commercio gode di pari popolarità tra le giovani donne e i giovani uomini.
Un dato rimane comunque invariato: le prime scelgono soprattutto le professioni del settore sanitario e sociale, mentre i loro coetanei si orientano prevalentemente verso quelle tecniche e artigianali.
Inoltre, le giovani donne hanno una gamma di preferenze professionali più ampia rispetto ai giovani uomini.
Impiegata di commercio
Operatrice sociosanitaria
Operatrice socioassistenziale
Impiegata del commercio al dettaglio
Assistente di studio medico
Impiegato di commercio
Polimeccanico
Informatico
Impiegato in logistica
Installatore elettricista
I giovani che hanno iniziato una formazione professionale di base duale nel 2025 hanno presentato in media 8 candidature, il secondo valore più basso dall’inizio dei rilevamenti (2019: 10.3, 2020: 7.1, 2021: 9.4, 2022: 8.4, 2023: 9.7, 2024: 10.3). Nel 2025 le risposte positive alle candidature sono state leggermente inferiori rispetto all’anno precedente, in linea con i valori del 2021 e 2022 (2021: 1.9, 2022: 1.9, 2023: 2.4, 2024: 2.4, 2025: 2.1). Le risposte in sospeso (2021: 2.0, 2022: 1.5, 2023: 1.1, 2024: 0.8, 2025: 1.1) sono nuovamente aumentate rispetto all’anno precedente. Le risposte negative non sono mai state così rare come nel 2025 (2021: 5.5, 2022: 5.0, 2023: 6.1, 2024: 4.9).
Negli ultimi tre anni il processo di candidatura si è di nuovo normalizzato. Nel contesto della pandemia la sua durata si era ridotta in modo significativo. Adesso si osserva invece una tendenza verso un processo di candidatura più lungo.
Rispetto all’anno precedente, è sceso il numero di giovani che dichiara di aver iniziato a candidarsi solo tre mesi prima del sondaggio, ossia in primavera (2018: 4%, 2019: 6%, 2020: 8%, 2021: 22%, 2022: 21%, 2023: 9%, 2024: 11%, 2025: 8%). Ciononostante, il valore rimane leggermente più alto rispetto agli anni precedenti la pandemia. La maggior parte degli intervistati ha iniziato a candidarsi con un anno di anticipo (44%) o anche più (32%).
Lo scioglimento del contratto di tirocinio prima dell’inizio della formazione professionale di base rimane un’eccezione. Tra il 2023 e il 2025 la percentuale di giovani interessati da questa problematica è però stabile al 5 per cento e quindi più alta che negli anni precedenti (2021: 2%, 2022: 2%, 2023: 5%, 2024: 5%).
Scuole di formazione generale
Complessivamente, dopo le vacanze estive 31’241 giovani (34%) hanno iniziato una scuola di formazione generale. Di questi, 24’463 frequentano un liceo (78%), 6’777 una scuola specializzata (22%). La ripartizione tra questi due tipi di scuole medie si mantiene relativamente stabile. Anche nel 2025 la percentuale di donne (17’320/55%) che hanno scelto la formazione generale supera quella degli uomini (12’239/45%). Si tratta di una proporzione ormai consueta e relativamente stabile.
La maggioranza degli iscritti alle scuole di maturità (82%) ha trovato nell’offerta della scuola l’indirizzo che cercava. Gli indirizzi più scelti dai ragazzi iscritti al liceo e alle scuole specializzate sono illustrati qui di seguito. Nel 2025 il profilo liceale più gettonato è di nuovo quello incentrato su economia e diritto. Segue biologia e chimica, che quest’anno supera leggermente in popolarità lingue moderne nonché fisica e matematica applicata.
Non si osservano tendenze a lungo termine per quanto riguarda la scelta degli indirizzi. Le evoluzioni di anno in anno presentano una natura piuttosto eterogenea a causa del ridotto numero di casi.
Rispetto agli anni precedenti, tuttavia, arti figurative / musica ha perso terreno, mentre biologia e chimica ha guadagnato popolarità.
Anche nelle scuole specializzate non si registrano trend univoci nella scelta dell’indirizzo. Gli scostamenti nelle serie di dati successive al 2023 non devono essere sopravvalutati, perché a partire da tale anno la domanda ammette risposte multiple. L’anno scorso l’indirizzo pedagogico aveva sorpassato quello di sanità / scienze naturali al primo posto della graduatoria. Questa tendenza si conferma anche nel 2025. Al terzo posto segue senza variazioni economia e diritto. Questi tre indirizzi si trovano anno dopo anno nelle prime posizioni, anche se non sempre nella stessa sequenza. Al quarto e quinto posto seguono lavoro sociale e creazione e arte. Nel 2025, il 12 per cento di tutti i nuovi allievi delle scuole specializzate non ha ancora scelto in modo definitivo il proprio indirizzo, il che significa che il valore è nuovamente aumentato dopo il minimo dello scorso anno.
Oltre all’interesse personale, prima di scegliere un indirizzo i giovani si chiedono se avranno una preparazione adeguata in vista degli studi universitari. Anche il rendimento scolastico (punti forti e deboli) è tendenzialmente decisivo. La scelta dell’indirizzo da parte degli amici non è invece determinante per la propria decisione individuale.
Formazioni transitorie
Nel 2025 10’084 giovani, ovvero l’11 per cento (con un leggero aumento di +2 punti percentuali), hanno optato per una formazione transitoria al termine della scuola dell’obbligo. Tra questi, nel 2025 la quota maschile (54%) supera leggermente quella femminile (46%). Ciò significa che attualmente il rapporto tra i sessi è meno equilibrato rispetto agli anni precedenti, quando un numero maggiore di giovani donne si avvaleva delle formazioni transitorie.
Per la prima volta dal 2022, oltre la metà dei giovani in formazione transitoria ha optato per offerte puramente scolastiche (2025: 57%, +15 punti percentuali). Nel 2025 il 15 per cento ha scelto un’offerta che combina scuola e pratica lavorativa, mentre il 13 per cento ha optato per una formazione transitoria di tipo professionale. La distribuzione tra i diversi tipi di formazione transitoria, finora stabile, è quindi cambiata: nel 2025 i giovani si avvalgono in misura maggiore della variante di tipo scolastico.
La ragione più frequente per cui ci si orienta verso una formazione transitoria rimane la stessa: non è stato possibile trovare un posto di tirocinio (53%). Rispetto all’anno precedente, nel 2025 questo motivo è stato menzionato ancora più spesso (+6 punti percentuali).
Aumenta leggermente il numero di giovani che dicono di scegliere una formazione transitoria perché richiesto dalla formazione successiva (9%, +3 punti percentuali). In misura inferiore, e con percentuali simili, vengono citati altri possibili motivi: il mancato superamento dell’esame di ammissione alla scuola desiderata, la necessità di migliorare le note o di recuperare lacune scolastiche.
La motivazione di avvalersi di una formazione transitoria per migliorare le proprie competenze linguistiche viene indicata anche nel 2025, come già nel 2024, con una frequenza molto più bassa rispetto al 2023; il valore si avvicina a quello degli anni ancora precedenti (2021: 8%, 2022: 6%, 2023: 14%, 2024: 5%, 2025: 6%).
Come in passato, dopo la formazione transitoria la maggior parte dei giovani desidera iniziare una formazione professionale di base. Nel 2025, la percentuale di coloro che non sanno (ancora) cosa fare dopo torna a scendere.
Anno intermedio
Nel 2025 la quota di giovani che dichiarano di prendersi un anno intermedio (viaggi, soggiorni linguistici, lavoro domestico o simili) dopo la scuola dell’obbligo scende in modo significativo (2025: 5%, -8 punti percentuali). Mentre fino al 2024 predominavano le donne, adesso si tratta in maggioranza di uomini. Questo risultato compare per la prima volta nella serie di rilevamenti. Già nell’ultimo sondaggio si era però osservato un rapporto tra i sessi più equilibrato (2019: 66%, donne: 34% uomini, 2020: 61%:39%, 2021: 66%:34%, 2022: 66%:34%, 2023: 57%:43%, 2024: 54%:46%, 2025: 48%:52%).
Le motivazioni per scegliere una soluzione transitoria sono tanto diverse quanto i tipi di soluzioni transitorie esistenti. Lo si evince dalla categoria «altro motivo», che nel 2025 ha un valore molto elevato (48%) dopo due anni in cui era relativamente meno rappresentata.
L’insuccesso nella ricerca di un posto di tirocinio e il desiderio di un po’ di tempo per sé vengono citati come motivi con la stessa frequenza dell’anno precedente.
Rispetto al passato, i giovani hanno più spesso un’idea di ciò che vorrebbero fare dopo l’anno intermedio (quota di indecisi nel 2018: 11%, 2019: 16%, 2020: 6%, 2021: 19%, 2022: 7%, 2023: 30%, 2024: 31%, 2025: 9%). Come opzione concreta più comune dopo l’anno intermedio, viene indicata la formazione professionale di base di tipo duale (2024: 25%, 2025: 51%). Questo valore è raddoppiato rispetto all’anno precedente.
La formazione professionale di base di tipo scolastico, invece, è meno popolare tra i giovani che optano per l’anno intermedio (2024: 7%, 2025: 2%). Questo diventa ancora più evidente nel 2025. Inoltre, rispetto all’anno precedente, dopo l’anno intermedio è di nuovo meno diffusa l’intenzione di iniziare una scuola di maturità (2019: 15%, 2020: 17%, 2021: 16%, 2022: 21%, 2023: 8%, 2024: 18%; 2025: 11%). Questo valore oscilla quindi nel tempo, soprattutto nel recente passato.
Offerta di posti di tirocinio
Il 56 per cento delle imprese che hanno partecipato al sondaggio offre posti di tirocinio. Si tratta di un valore simile a quello dell’anno scorso, ma nettamente superiore rispetto ai rilevamenti ancora precedenti, dove il campione comprendeva circa un quarto di aziende formatrici. Dal 2023 è possibile definire la percentuale di aziende formatrici nel campione lordo del presente rilevamento, il che consente di raggiungere meglio queste ultime. Ciò spiega l’aumento dei valori a partire dal 2023 e presumibilmente anche alcune oscillazioni nell’offerta di posti di tirocinio da parte delle aziende intervistate.
Ancora una volta, la maggior parte delle imprese dichiara di aver mantenuto costante la propria offerta di posti di tirocinio rispetto all’anno precedente. Anche la percentuale di quelle che offrono più o meno posti di tirocinio è rimasta pressoché stabile. Osservando l’intera serie di rilevamenti, si nota che durante la pandemia un maggior numero di aziende esprimeva incertezza a questo proposito.
Chi offre più posti di tirocinio rispetto all’anno scorso dichiara di farlo principalmente per garantire il ricambio generazionale.
Rispetto agli anni precedenti, questo motivo è menzionato più spesso (2023: 44%, 2024: 41%, 2025: 49%).
Al secondo posto, circa un quarto delle aziende adduce la naturale fluttuazione dell’offerta di posti di tirocinio (2024: 36%, 2025: 27%).
Anche quest’anno, le aziende che offrono meno posti di tirocinio rispetto all’anno scorso lo spiegano prima di tutto con le fluttuazioni naturali. Il secondo motivo più frequente del 2025 è la situazione economica (2023: 14%, 2024: 16%, 2025: 22%). Questo valore si avvicina a quello registrato durante la pandemia e, dopo due anni di ripresa, è di nuovo in aumento. Al terzo posto seguono le ristrutturazioni aziendali (2025: 18%). La mancanza di formatori professionali (2025: 13%) e quella di giovani qualificati (2023: 16%, 2024: 17%, 2025: 12%) sono il quarto e il quinto motivo più frequenti.
Il 11 per cento dei posti di tirocinio offerti nel 2025 sono formazioni professionali di base con CFP, mentre il 89 per cento sono formazioni professionali di base con AFC. Questo rapporto si è mantenuto estremamente stabile nel tempo.
Il grafico sottostante illustra la situazione dei posti di tirocinio in base al settore. Nel 2025 quattro settori su un totale di 15 hanno rappresentato la metà dell’offerta di posti di tirocinio: servizi sanitari e sociali, commercio, agricoltura e silvicoltura, edilizia.
Nel complesso, anche nel 2025 l’offerta di posti di tirocinio si mantiene prevalentemente stabile. In quattro settori si registra un aumento, in tre una diminuzione. Nel 2023 sia il commercio che il settore dei servizi sanitari e sociali avevano registrato per la seconda volta consecutiva un leggero calo dell’offerta di posti di tirocinio; da allora, il secondo è tornato a crescere in modo costante, mentre il commercio è stagnante.
Nei due settori con la maggiore offerta di posti di tirocinio si osserva quindi un andamento opposto: ripresa nel settore sanitario, stagnazione nel commercio.
Negli ultimi anni l’agricoltura e silvicoltura si è trasformata da settore marginale a parte integrante del mercato dei posti di tirocinio e mantiene anche quest’anno un livello elevato.
Nell’edilizia, il calo dei posti di tirocinio offerti si è arrestato, ma il valore ristagna su un livello relativamente basso. Lo stesso vale per l’industria manifatturiera. Entrambi i settori presentano una riduzione dell’offerta di tipo strutturale.
Nel settore dell’educazione e insegnamento si registrano forti oscillazioni annue, particolarmente evidenti a causa della quota complessivamente esigua.
Nell’amministrazione pubblica e nei servizi finanziari e assicurativi l’offerta di posti di tirocinio rimane costantemente bassa, come già osservato nel 2024. Dopo i picchi del 2021, entrambi i settori si sono nel frattempo ritagliati un proprio segmento di nicchia, stabile ma relativamente piccolo.
Anche per il 2026, la maggioranza delle aziende prevede di offrire lo stesso numero di posti di tirocinio dell’anno precedente. Questo si osserva fin dall’inizio della serie di rilevamenti, anche se le dimensioni di tale maggioranza sono leggermente diminuite negli ultimi tempi. Solo una piccola minoranza delle aziende intende offrire più posti di tirocinio. Questa quota è leggermente aumentata dal 2020, ma rimane a un livello basso. Anche il numero di aziende che prevedono di diminuire i posti di tirocinio si mantiene relativamente stabile, con poche fluttuazioni. Aumenta però la quota di coloro che non rispondono alla domanda o dichiarano di non aver ancora preso una decisione, il che indica un leggero aumento dei timori o delle incertezze a livello di pianificazione.
La quota di coloro che non hanno ancora deciso in merito ai posti di tirocinio per gli anni successivi è più elevata nei settori edilizia, commercio, trasporto, informazione e comunicazione, servizi scientifici o di altro tipo.
Le grandi aziende con 100 o più collaboratori continuano a dare importanza alla formazione e dichiarano più spesso delle altre di voler offrire più posti di tirocinio l’anno prossimo (100+ occupati: 16%, 10-99 collaboratori: 6%, 2-9 collaboratori: 7% in più di posti di tirocinio). Le imprese più piccole tendono più spesso a evitare la domanda (100+ occupati: 3%, 10-99 collaboratori: 7%, 2-9 collaboratori: 13% non so / nessuna risposta).
A livello di pianificazione vanno considerati anche altri fattori, come ad esempio l’offerta di posti a tempo parziale: la maggior parte delle aziende ha a questo proposito un atteggiamento neutro (30%, -3 punti percentuali) o favorevole (29%, -2 punti percentuali). Rispetto all’anno precedente, aumentano però le critiche nei confronti dei tirocini part-time: il 29 per cento (+4 punti percentuali) è contrario a una riduzione dell’orario di lavoro e al conseguente prolungamento della durata dell’apprendistato. Un dato interessante: le insicurezze in merito al tirocinio a tempo parziale sono più diffuse nella Svizzera italofona e francofona che nella Svizzera tedesca (ICH: 25%, FCH: 20%, DCH: 9% non so / nessuna risposta).
Assegnazione dei posti di tirocinio
Ad agosto 2025 l’87 per cento dei posti di tirocinio disponibili risultava assegnato. Si tratta di un numero simile a quello registrato nello stesso periodo degli anni precedenti. Pertanto, a livello svizzero, anche nel 2025 non si segnalano problemi nell’assegnazione dei posti di tirocinio. Tra i posti assegnati, il numero delle formazioni professionali di base duali che si concludono con il certificato federale di formazione pratica è leggermente inferiore a quello delle formazioni professionali di base con attestato federale di capacità (CFP: 81%, AFC: 88%).
La situazione dei posti di tirocinio nel 2025 evidenzia notevoli differenze tra i vari settori. Nell’edilizia un posto di tirocinio su quattro rimane vacante, mentre l’offerta è piuttosto modesta rispetto agli anni precedenti. Anche nel settore alberghiero e della ristorazione la quota di posti di tirocinio vacanti è elevata, pari al 18 per cento, e l’offerta rappresenta una quota relativamente bassa del mercato complessivo.
Nell’agricoltura e silvicoltura l’offerta di posti di tirocinio è aumentata dal 2023 in poi. Tuttavia, nel 2025 la quota di posti vacanti è salita al 20 per cento, il che indica un aumento dei problemi di assegnazione.
L’industria manifatturiera contribuisce in misura sostanziale all’offerta complessiva, ma deve fare i conti con il 18 per cento di posti di tirocinio vacanti e quindi con ricorrenti problemi di reclutamento.
Anche nel commercio si osserva uno schema simile: con il 14 per cento dell’offerta, il settore continua ad essere uno dei maggiori offerenti, ma allo stesso tempo rimane vacante una quota di posti stabilmente elevata (15%).
Il settore dei servizi sanitari e sociali rappresenta il 18 per cento dell’offerta complessiva ed è quindi anche quest’anno uno dei principali mercati per i posti di tirocinio. Nonostante ciò, la percentuale di posti vacanti è relativamente bassa (8%), a dimostrazione della forte domanda.
Un caso particolare è rappresentato dalla categoria degli altri servizi economici, dove l’assegnazione dei posti di tirocinio è tornata alla normalità dopo un record negativo nel 2023 (40% di posti vacanti): nel 2025 in questo settore sono rimasti vacanti solo il 7 per cento dei posti. Allo stesso tempo, la quota di offerta è rimasta stabile al 6 per cento, il che significa che la situazione è notevolmente migliorata.
Nel settore dell’educazione e insegnamento si osserva un andamento opposto: mentre l’offerta rimane relativamente bassa (5%), nel 2025 la quota di posti di tirocinio vacanti sale al 15 per cento, a dimostrazione di crescenti difficoltà di reclutamento.
Altri settori, come l’amministrazione pubblica, i servizi finanziari e assicurativi o l’informazione e comunicazione, offrono una quota ridotta del totale di posti di tirocinio (2-3%), ma al contempo registrano una bassa percentuale di posti vacanti.
Motivi e soluzioni per i posti di tirocinio rimasti vacanti
Anche nel 2025, le aziende che offrono posti di tirocinio si trovano a fronteggiare una duplice sfida: ricevere un numero sufficiente di candidature e, allo stesso tempo, trovare candidati adatti.
Al primo posto tra i motivi per i posti di tirocinio vacanti, le aziende interessate citano l’inadeguatezza delle candidature ricevute. Con il 56 per cento, questo valore rimane elevato, anche se leggermente al di sotto dei record del passato. Un altro motivo indicato con grande frequenza è la completa assenza di candidature. La quota, pari al 53 per cento, è più bassa rispetto ai due anni precedenti, ma rimane un fattore determinante per i posti di tirocinio vacanti.
Rispetto a questi, gli altri motivi addotti sono meno rilevanti: la rinuncia all’ultimo momento da parte dei candidati viene citata dal 12 per cento delle aziende, meno dell’anno precedente, e altrettante rispondono con «altro motivo».
Salta all’occhio la differenza tra i posti di tirocinio CFP e AFC: per i primi continua a prevalere il problema della mancanza di candidature (57%), benché anche le candidature inadeguate tornino a salire sensibilmente nel 2025 (50%).
Per i posti di tirocinio AFC la situazione è inversa: le candidature inadeguate sono al primo posto (51%), benché l’assenza di candidature rimanga un motivo rilevante (46%).
Inoltre, i posti di tirocinio AFC sono interessati più spesso dalle rinunce all’ultimo momento rispetto ai CFP.
Solo in casi eccezionali le aziende cancellano o non rimettono più a concorso i posti di tirocinio rimasti vacanti; tuttavia, attualmente questa opzione viene presa in considerazione con una frequenza mai registrata prima (2023: 5%, 2024: 4%, 2025: 9%). La maggior parte dei posti vacanti verrà offerta anche l’anno prossimo (2023: 84%, 2024: 85%, 2025: 77%), benché il valore sia leggermente diminuito.
Dall’inizio della pandemia si registra un aumento della quota di aziende che mantengono aperte le candidature per i posti vacanti per occuparli eventualmente nel corso dell’anno (2018: 52%, 2019: 50%, 2020: 66%, 2021: 61%, 2022: 64%, 2023: 74%, 2024: 70%, 2025: 59%). Tuttavia, dopo il picco raggiunto da questo valore nel 2023, adesso si registra di nuovo una tendenza negativa.
Profilo dei nuovi apprendisti
Tra i nuovi apprendisti che hanno iniziato una formazione professionale di base duale nell’estate del 2025, gli uomini continuano a rappresentare la maggioranza (58%) contro il 42 per cento delle donne. La proporzione tra i sessi è relativamente stabile nel tempo, ma attualmente si è leggermente spostata a favore degli uomini.
Nel 2025, uno stabile 44 per cento di nuovi apprendisti ha più di 16 anni, un dato che si avvicina alla media della serie di rilevamenti (2018: 60%, 2019: 49%, 2020: 37%, 2021: 44%, 2022: 43%, 2023: 47%, 2024: 42%, 2025: 44%). Ciò significa che spesso chi decide di iniziare un tirocinio non lo fa immediatamente dopo la scuola dell’obbligo. Questa constatazione è confermata dalle dichiarazioni delle aziende, secondo le quali l’8 per cento degli apprendisti che hanno iniziato un tirocinio nell’estate 2025 aveva già un CFP o un AFC. Sebbene questa percentuale sia nettamente inferiore al valore massimo del 2023, rimane superiore all’anno precedente (6%) e si allinea con la stabile media a lungo termine dell’8-9 per cento.
Nel 2025 di nuovo più della metà delle aziende formatrici offre la possibilità di conseguire la maturità professionale parallelamente al lavoro (2020: 58%, 2021: 53%, 2022: 59%, 2023: 50%, 2024: 54%, 2025: 54%).
Questa opportunità viene sfruttata anche quest’anno dal 6 per cento dei nuovi apprendisti (2018: 5%, 2019: 8%, 2020: 6%, 2021: 9%, 2022: 9%, 2023: 10%, 2024: 6%, 2025: 6%). Per la seconda volta consecutiva, quindi, il valore si colloca nella fascia più bassa dall’inizio dei rilevamenti; a questo si aggiungono notevoli oscillazioni da un settore all’altro. Nel settore delle libere professioni, il 16 per cento dei nuovi apprendisti punta a conseguire la maturità professionale; mentre nei servizi finanziari e assicurativi la quota è del 36 per cento. Si tratta dei valori più alti registrati nel 2025.
Titoli rilasciati alla fine del tirocinio
In Svizzera, una quota rilevante delle formazioni professionali di base viene offerta dalle PMI. La maggior parte degli apprendisti che hanno concluso il tirocinio nel 2025 ottenendo il relativo titolo è stato formato come già nell’anno precedente da piccole aziende con 2-9 collaboratori (42%) o da aziende con 10-99 collaboratori (27%).
Ancora una volta, la quota più elevata di tirocini conclusi con successo si registra nel settore dei servizi sanitari e sociali e nel commercio. Nel 2025 anche l’agricoltura e silvicoltura sale sul podio dei settori più forti in termini di formazioni completate. Al quarto e quinto posto troviamo l’industria manifatturiera e le libere professioni.
Osservando l’intera serie di rilevamenti, si nota che i settori di formazione che nella prima metà di questi erano considerati in crescita (commercio, servizi finanziari e assicurativi, amministrazione pubblica) hanno prima o poi interrotto la loro ascesa. Lo dimostra il fatto che il numero degli apprendisti che hanno ottenuto il titolo è stagnante o in calo.
Nel settore del commercio, il numero di tirocini conclusi con successo è tornato ai livelli pre-pandemia, dopo valori record nel periodo 2020-2022.
Anche nel settore dei servizi sanitari e sociali si osserva una stabilizzazione: dopo un valore massimo nel 2020 e un calo costante negli anni successivi, la quota di apprendisti che hanno portato a termine il tirocinio si attesta al 13 per cento. A quanto pare, quindi, il trend negativo si è arrestato.
Nell’industria manifatturiera e nell’edilizia la situazione si presenta relativamente stabile. Nelle libere professioni si osserva invece un leggero aumento nella seconda metà della serie di rilevamenti, con una quota che si attesta intorno al 10 per cento.
Nel settore del trasporto il numero di tirocini completati continua a crescere leggermente, superando il valore del 2024. Ciò conferma che il valore molto basso del 2020-2021 rappresentava un’eccezione. Lo stesso vale per il settore dell’informazione e comunicazione, che dopo il minimo del 2024 (1%) è tornato a salire al 3 per cento nel 2025.
Nell’amministrazione pubblica e nei servizi assicurativi e finanziari il numero di apprendisti che completano il tirocinio è salito costantemente fino al 2021 per poi scendere di nuovo. Tuttavia, da 2 o rispettivamente 3 anni il valore si è stabilizzato, sia pure su un livello più basso.
Fino al 2022 la maggior parte degli apprendisti lasciava l’azienda dopo aver completato il tirocinio. Nel 2022 c’è stata una brusca inversione di tendenza. Quest’anno, per la terza volta consecutiva, la quota di persone che lasciano l’azienda di formazione al termine del tirocinio è solo leggermente inferiore alla metà.
Ciò conferma che il 2022 è stato un’eccezione legata alle incertezze generate dalla pandemia di coronavirus.
La percentuale di assunzioni a tempo determinato o di situazioni in sospeso rimane stabile.
Un trend continuativo verso un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato si riscontra nelle libere professioni, nei servizi sanitari e sociali, nell’amministrazione pubblica e nei campi di attività riuniti nella categoria «altri settori». Anche nel settore dell’educazione e insegnamento, dopo un calo nel 2024, la percentuale di assunzioni a tempo indeterminato è nuovamente aumentata.
Degna di nota è anche quest’anno la situazione nei servizi finanziari e assicurativi.
Dopo il netto calo del 2024, nel 2025 la percentuale di apprendisti che ottengono un impiego fisso al termine del tirocinio sale di nuovo al 51 per cento. Nel settore manifatturiero (40%) e in quello dell’informazione e comunicazione (38%), i valori sono stabili o leggermente superiori all’anno precedente.
La quota più alta di assunzioni a tempo indeterminato dopo il tirocinio si trova nelle aziende più piccole (2-9 collaboratori: 38%, 10-99 collaboratori: 31%, oltre 100 collaboratori: 32%).
Nota bene:
I valori assoluti indicati nello studio sono frutto di stime. Sulla base dei risultati dei campioni, si sono cioè stimati i valori corrispondenti alla popolazione statistica. Per quanto riguarda i giovani, le stime si basano sui ragazzi che hanno frequentato il decimo anno scolastico nell’anno precedente, secondo la statistica dell’UST sulle persone in formazione.
Per quanto riguarda le imprese, le stime si basano sui dati delle iscrizioni alla formazione professionale di base dell’anno precedente (UST). I dati relativi alle stime sono riportati nella versione integrale del rapporto di ricerca relativo al progetto.
Nel 2023, i campioni di entrambi i gruppi target sono stati ottimizzati: ad essere intervistati sono ora giovani tra i 15 e i 17 anni e non più tra i 14 e i 16 anni, così da coinvolgere un numero maggiore di ragazze e ragazzi all’ultimo anno di scolarità obbligatoria.
Per quanto riguarda le aziende adesso viene rilevato in anticipo quali formano e quali no. La quota di aziende formatrici nel campione è stata intenzionalmente aumentata.
Giovani
Gruppo target: cittadini residenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni (dal 2023: 14-16 anni in Ticino, 15-17 anni nel resto della Svizzera; in precedenza 14-16 anni in tutta la Svizzera) che hanno partecipato al sondaggio di aprile e che hanno terminato la scuola dell’obbligo in estate
Fonti degli indirizzi: base di campionamento (Ufficio federale di statistica)
Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online)
Periodo del sondaggio: 10.07. – 01.09.2025
Totale degli intervistati: N = 1’943
Margine di errore: ± 2.2 in caso di 50/50 e 95% di probabilità
Tasso di risposta: 68%
Ponderazione: 1° livello: numero di giovani per Cantone; 2° livello: età e sesso correlati per Cantone
Aziende
Gruppo target: Aziende con almeno due collaboratori che hanno partecipato al sondaggio di aprile
Fonti degli indirizzi: registro delle imprese (Ufficio federale di statistica)
Metodo del sondaggio: sondaggio scritto (online/cartaceo)
Periodo del sondaggio: 09.07. – 01.09.2025
Totale dei partecipanti: N = 3’927
Margine di errore: ± 1.6 in caso di 50/50 e 95% di probabilità
Tasso di risposta: 77%
Ponderazione: 1° livello: numero di aziende per regione linguistica; 2° livello: ripartizione NOGA correlata per regione linguistica
Lukas Golder: politologo e ricercatore dei media, co-direttore gfs.bern
Martina Mousson: politologa, responsabile del progetto
Adriana Pepe: politologa, project manager
Alessandro Pagani: politologo, assistente di ricerca
Consulenza esterna
Prof. Dr. Stefan C. Wolter, professore di economia della formazione presso l’Università di Berna